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Lo sviluppo della cybersexual addiction vista da più prospettive

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Lo sviluppo della cybersexual addiction vista da più prospettive

L'articolo "Lo sviluppo della cybersexual addiction vista da più prospettive" parla di:

  • Cybersexual addiction in ottica comportamentale
  • Cybersexual addiction in ottica cognitiva
  • Cybersexual addiction in ottica psicodinamica
Psico-Pratika:
Numero 59 Anno 2011

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Articolo: 'Lo sviluppo della cybersexual addiction vista da più prospettive'

A cura di: Angelo Manzoni
    INDICE: Lo sviluppo della cybersexual addiction vista da più prospettive
  • Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica comportamentale
  • Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica cognitiva
  • Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica psicodinamica

Lo sviluppo della cybersexual addiction può essere spiegato da più punti di vista in base al paradigma teorico di appartenenza.
Diversi autori (Zizek 2004, Davis 2001, Putnam 2000), hanno infatti esposto teorie di sviluppo differenti.
Queste teorie non sono auto-escludenti ma possono essere viste come punti di osservazione diversi di uno stesso fenomeno e quindi dare di questo una visione più completa del fenomeno analizzato (Manzoni 2010).

Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica comportamentale

Putnam (2000) spiega lo sviluppo della cybersexual addiction rifacendosi ai concetti di apprendimento classico ed operante.

Come sostenuto dalla teoria del condizionamento operante, un comportamento che porta a conseguenze positive per il soggetto da origine ad una maggior possibilità di ripetizione di quest'ultimo.
Un soggetto che per una prima volta cerca degli stimoli, tramite Internet, sia per soddisfare delle spinte sessuali, ma anche per soddisfare delle semplici curiosità, trovandovi ciò che cerca, riceve un rinforzo positivo che porta ad una maggiore probabilità di ripetere questo comportamento.
A seguito di una gratificazione sessuale, dovuta alla masturbazione, vi è anche un rilascio di endorfine a livello celebrale, che comportano un effetto positivo per il soggetto, e che rendono l'esperienza ancor più gratificante (Carnes 2001), originando così un circolo vizioso che porta ad un utilizzo sempre maggiore di ricerca di materiale sessuale tramite Internet.

Per ciò che è inerente il condizionamento classico, si è visto che stimoli inizialmente neutri, se abbinati con frequenza a stimoli positivi, possono portare a reazioni fisiologiche anche in assenza dello stimolo.
Rifacendosi a questo modello si può spiegare come in studi riguardanti i cybersexual addicted, osservando come anche gesti neutri, ad esempio l'accensione del monitor o il rumore del modem, portano al comportamento di riflesso condizionato dell'eccitazione sessuale (Putnam 2000).
Grazie all'interpretazione data da questo modello si può spiegare quella ritualità messa in atto da diversi soggetti, evidenziata dai resoconti di diversi cybersexual addicted.
La conoscenza di questa ritualità diventa molto importante sia in fase di assessment, sia di trattamento terapeutico, infatti effettuare trattamenti che non la riguardino può rivelarsi sia controproducente ma anche presentare una perdita d'efficacia.

Figura 1 Modello di apprendimento comportamentale
Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica cognitiva

Una spiegazione di tipo cognitivo viene illustrata da Davis (2001) il quale partendo dai concetti espressi da Abramson, Metalsky e Alloy (1989) di cause Necessarie, Sufficienti e Contribuenti e dal concetto di cause Prossimali e cause Distali elabora un modello per spiegare lo sviluppo di disturbi correlati all'uso di Internet che possono essere sia generici, ma anche specifici come nel caso della cybersexual addiction.

Col concetto di cause Necessarie si intendono quelle cause senza le quali una patologia non potrebbe comparire, ma che da sole non sono sufficienti a far comparire una patologia (Abramson, et all. cit.); con cause Sufficienti si intendono quelle cause che da sole possono fare emergere una patologia (Abramson, et all. cit.); ed infine con cause Contribuenti si intendono quelle cause che non sono né necessarie né sufficienti allo sviluppo di una patologia ma che se presenti ne aumentano la gravità e ne peggiorano il decorso (Abramson, et all. cit.).
La differenziazione tra cause Prossimali e Distali viene fatta in base alla loro comparsa temporale in prossimità, o meno, della patologia (Abramson, et all. cit.).
Applicando questi concetti alla dipendenza da Internet Davis vede lo sviluppo della cybersexual addiction come una patologia specifica che è Prossimale allo sviluppo dei sintomi, ed in cui le cognizioni disadattive vengono viste come causa Sufficiente allo sviluppo di questi comportamenti patologici, ed in cui Internet è visto come una causa Distale Necessaria allo sviluppo della patologia.

In questo modello viene visto lo sviluppo della cybersexual addiction come l'esito della causa Necessaria della presenza di Internet, a cui seguono pensieri disadattivi come ad esempio "nella vita reale non valgo nulla, nella vita on-line sono apprezzato/a e desiderabile" i quali sarebbero, secondo questo tipo di approccio le cause Sufficienti allo sviluppo della cybersexual addiction; queste cause possono essere aggravate dall'eventuale presenza di fattori Contribuenti come ad esempio una storia di pregressa patologia, o eventi stressanti.
In seguito allo sviluppo della patologia il desiderio di passare più tempo on-line porta al formarsi di una nuova causa Contribuente che è l'isolamento sociale, infatti la diminuita disponibilità di contatti sociali porta ad un maggior utilizzo di Internet rinforzando in questo modo un circolo vizioso (Davis 2001).
In uno studio (Yoder, Virden III, Amin, 2005) è stato evidenziato come i soggetti che trascorrevano il maggior numero di ore su Internet ricercando contenuti sessuali, erano anche i soggetti che ottenevano i punteggi più alti in un test che misurava la solitudine percepita.
Gli autori di questo studio ammettono di non essere in grado di dire se fosse la solitudine a spingere gli utenti a ricorrere a materiale pornografico tramite Internet; oppure fosse il ritiro conseguente all'eccessivo consumo, a portare gli utenti ad ottenere elevati punteggi nel test utilizzato.
Lo studio conferma però l'esistenza di un circolo vizioso come presupposto da Davis.

Figura 2 Modello esplicativo cognitivo
Lo sviluppo della cybersexual addiction in ottica psicodinamica

Per quanto concerne un approccio psicoanalitico al problema, Internet può essere visto come uno spazio transizionale in cui l'utente ha la possibilità di proiettare le proprie fantasie (Dryer, Lijtmaer, 2007).
Internet inoltre prevede la possibilità di regressione ad uno stato di pensiero primario in cui l'utilizzatore si sente totalmente libero ed onnipotente, ciò sarebbe dimostrato dall'effetto che si ha a seguito di una risposta ottenuta ad esempio in forum web.
Il mondo di Internet è un mondo in cui il pensiero magico è molto utilizzato, ne sono un esempio quei giochi di ruolo on-line dove i soggetti sono sostituiti da dei loro alter ego (Dryer, Lijtmaer, 2007).
In rete viene anche data la possibilità di ricreare una propria identità diversa da quella reale.

Un altro importante meccanismo di difesa che viene messo in atto in Internet e nelle chat-line è la regressione.
Questa messa in atto è evidenziabile dall'osservazione del linguaggio che viene utilizzato nelle chat-line in cui si fa ricorso ad un lessico breve, poco articolato, che spesso non rispetta le regole grammaticali e ancor più spesso fa ricorso ad abbreviazioni per diminuire i tempi di risposta (per ciò che concerne la lingua italiana sono esempi le X usate al posto dei Per, o le K al posto del Ch).
Questo utilizzo infantile del linguaggio dimostrerebbe un ritorno ad un periodo infantile in cui non vi è ancora la padronanza del linguaggio ma in cui si è praticamente onnipotenti e gli altri che ci circondano sono assoggettati al nostro potere (Dryer, Lijtmaer, 2007).
Inoltre l'anonimità facilita il superamento delle resistenze che vi sono nella vita reale e quindi c'è la possibilità di aprirsi maggiormente e con maggior facilità esternando le proprie fantasie (Zizek 2004).

Un ulteriore meccanismo viene messo in evidenza da Schwartz e Southern (2000) i quali sostengono che i soggetti che ricorrono ad Internet per scopi sessuali, facciano un uso molto elevato del meccanismo di difesa della scissione.
Questo meccanismo fa in modo che i soggetti che utilizzano Internet e le chat-line per scopi sessuali, tengano i comportamenti tenuti on-line completamente separati dai comportamenti tenuti nel mondo reale.
Ciò potrebbe dimostrare il dato ottenuto nello studio (Dew, Brubaker, Hays, 2006) in cui non veniva riscontrata differenza significativa nelle dimostrazioni d'affetto che i soggetti hanno nei confronti delle mogli sia se facciano ricorso o meno ad Internet per scopi sessuali.
Questo comportamento confermerebbe il ricorso al meccanismo di difesa della scissione in quanto il soggetto considererebbe un "Sé" quello che naviga in Internet alla ricerca di contenuti sessuali, mentre un altro "Sé" è quello della vita di tutti i giorni.
Gli autori fanno ricorso a questo costrutto anche per spiegare il ricorso a certi stimoli devianti.

L'utilizzo di questo meccanismo di difesa sarebbe anche messo in luce da quanto emerge dalle testimonianze di ex-dipendenti.
Spesso nei resoconti compaiono vissuti personali che evidenziano una divisione tra il soggetto che fa uso di pornografia, sia deviante che non, e il soggetto nel resto della propria quotidianità.

Bibliografia di riferimento
  • Abramson L.Y., Metalsky G.I. Alloy L.B., "Hopelessness depression: a theory-based subtype of depression" in Psychological Review Vol. 96, 358-372, 1989
  • Carnes P.J., "Cybersex, courtship and escalating arousal: factors in addictive sexual desire" in Sexual Addiction & Compulsivity Vol. 8, 45-78, 2001
  • Dew B., Brubaker M., Hays D., "From altar to the Internet: Married men and their online sexual behaviour" in Sexual Addiction & Compulsivity Vol. 13, 195-207, 2006
  • Davis R.A., "A Cognitive-Behavioural model of Pathological Internet use" in Human behaviours Vol. 17, 187-195, 2001
  • Dryer J., Lijtmaer R.M., "Cyber-sex as twilight zone between virtual reality and virtual Fantasy: creative play space or desctructive addiction?" in Psychoanalytic Review Vol. 94, 39-61, 2007
  • Manzoni A., "Psicologia delle condotte sessuali su Internet", Armando Editore, Roma, 2010
  • Putnam D.E., "Initiation and maintenance of online sexual compulsivity: implication for assessment and treatment" in Cyberpsychology and Behavior Vol. 3, 553-563, 2000
  • Schwartz M.F., Southern S., "Compulsive cybersex: the new tea room" in Sexual Addiction & Compulsivity Vol. 7, 127-144, 2000
  • Yoder V.C., Virden III T.B., Amin K., "Internet pornography and loneliness: an association?" in Sexual Addiction & Compulsivity Vol. 12, 19-44, 2005
  • Zizek S., "What can psychoanalysis tell us about cyberspace?" in Psychoanalytic Review Vol. 91, 801-830, 2004
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