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Dinamica sociale del Se' e pensiero Adleriano: Il Sentimento Sociale

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Dinamica sociale del Se' e pensiero Adleriano
Il Sentimento Sociale

scritto da:

Dott.ssa Tamara Agosti

- Psicologo

HT Page Tamara Agosti

Parla di:
- Dinamica sociale del Se' e pensiero Adleriano
- Le capacita' empatiche e di cooperazione
- L'uomo "adattato efficacemente"

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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Il Sentimento Sociale

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IL SENTIMENTO SOCIALE

La Psicologia Individuale concettualizza la vita psichica umana come costituita da due dimensioni fondamentali: l'aspirazione alla superiorita' (o volonta' di potenza) e il sentimento sociale, che si intrecciano in maniera sinergica nello Stile di vita-Se' dell'individuo.

La prima istanza si muove da un innato sentimento di inferiorita' verso una maggiore valorizzazione e affermazione personale, andando a delineare la dinamica interiore del Se', mentre la seconda, di cui approfondiro' in questa sede caratteristiche e funzioni, rientra nella dinamica sociale del Se'.

L'uomo non ha forze sufficienti per affrontare da solo la propria esistenza per cui la vita comunitaria e' diventata una necessita' in quanto ha consentito ai suoi membri di affrontate e superare quelle situazioni precluse al singolo. Il pensiero adleriano ha fatto risalire questa necessita' d'inserimento sociale dell'individuo a una predisposizione innata e universale per uno sforzo sociale spontaneo, che permette di spiegare la rapidita' e la facilità di socializzazione e di interiorizzazione delle richieste esterne da parte del bambino e dell'uomo in generale, chiamato sentimento comunitario o sociale (Ansbacher, 1956).

Il sentimento sociale puo' essere definito come il bisogno, insito in ogni uomo, di cooperare e di compartecipare emotivamente con i propri simili (Parenti, 1983).
Si configura come una potenzialita' innata che, a differenza dell'aspirazione alla superiorita', deve essere sviluppata consapevolmente con l'aiuto del contesto sociale in cui l'individuo e' inserito.

Il primo contesto sociale a cui l'individuo partecipa e' rappresentato dalla relazione madre-figlio che fornisce la possibilita' di ampliare questo sentimento grazie alla reciproca dipendenza dei due.

Precursore del sentimento sociale e' infatti il bisogno di tenerezza primario provato dal bambino che, se viene gratificato e soddisfatto da adeguate attenzioni e da "scambi di reciprocita'" materni, consente di sviluppare il legame di attaccamento e conseguentemente l'innato senso sociale del bambino.

Fondamenti del sentimento sociale evoluto sono le capacita' empatiche e identificatorie che permettono di:

    vedere con gli occhi di un altro, udire con le orecchie di un altro, sentire con il cuore di un altro"
    (Ansbacher, 1956)

La capacita' di cooperare e di condividere gioca un ruolo determinante nell'affrontare i tre compiti vitali (lavoro, amore, socialita'), ognuno dei quali richiede una soluzione positiva degli altri due poiche' nessuno di questi puo' essere affrontato e risolto efficacemente in modo separato.

Infatti la capacita' di collaborare ha condotto alla divisione del lavoro che ha garantito un maggior benessere per l'umanita', ma questa capacita' di relazionarsi con gli altri, di interessarsi agli altri e' indispensabile anche per la formazione di legami amicali e d'amore.

Sulla base del tipo di soluzione che viene data a questi tre problemi, e' possibile individuare la disponibilita' alla cooperazione propria di ogni individuo.

Il sentimento sociale viene correlato anche al funzionamento cognitivo in una data situazione, determinando se la risposta di un individuo a un problema avra' validita' generale, cioe' se sara' ragionevole, oppure no.

Infatti Adler distingue tra ragione e intelligenza: la ragione e' quel tipo di intelligenza legata al sentimento sociale e rivolta al benessere comune, percio' sul "lato utile della vita"; l'intelligenza privata o personale, tipica ad esempio del nevrotico, si realizza invece nei casi di scarso sviluppo del sentimento sociale in cui la meta personale di superiorita' si colloca sul "lato inutile della vita".

L'uomo adattato efficacemente e' un individuo inserito nella societa' che ha sufficienti energie e coraggio per affrontare i problemi che la vita pone, lottando percio' lungo il lato utile della vita. Si sente dunque a proprio agio nella vita, valuta la propria esistenza degna di essere vissuta fintanto che e' utile agli altri, cerca di superare i sentimenti d'inferiorita' comuni piuttosto che quelli personali ed e' padrone del proprio destino, pur tenendo conto del benessere degli altri (Ansbacher, 1956).

Secondo Adler la societa' alla quale l'individuo contribuisce non e' solo quella contingente, limitata a un gruppo specifico e attuale, ma corrisponde a una societa' ideale da realizzarsi poiche':

    il sentimento sociale tende verso una forma di collettivita' da intendersi come eterna e da immaginarsi come il culmine dello scopo di perfezione dell'umanita'"
    (Adler, 1938).

La carenza di sentimento sociale accompagna le situazioni di disadattamento in cui ognuno persegue una meta di superiorita' personale tramite azioni "intelligenti" che producono cioe' risultati esclusivamente individuali, come accade ad esempio per i nevrotici, gli psicotici, i criminali.
In questi casi l'individuo si trova in una posizione di distanza dai suoi simili a cui si affianca un predominio dell'aspirazione alla superiorita', creando uno squilibrio tra le due istanze psichiche.

Secondo quanto esposto e' possibile comprendere il motivo per cui il sentimento sociale viene inteso come il "barometro che indica la normalita'", cioe' il grado di benessere psicologico e sociale dell'individuo.

Come e' stato in precedenza illustrato il sentimento sociale, sviluppato nell'ambiente familiare, deve uscire dalla cerchia familiare per estendersi all'intera umanita', con la possibilita' di includere la totalita' del cosmo. Solo chi si considera una parte del tutto, si sente a casa nel mondo, raggiunge sicurezza e coraggio per affrontare e risolvere le difficolta' della vita, contribuendo al benessere collettivo, e' in grado di realizzare un adattamento sub specie aeternitatis ("sotto l'aspetto d'eternita'" secondo Webster) in cui lo sviluppo organico e psichico e' significativo in quanto e' in funzione dell'avvenire piu' lontano (Adler, 1938).

Adler lega il concetto di collaborazione con quello di virtu', delineando un modello ideale di societa' armonica intesa come confluenza reciprocamente gratificante di individualita' diverse. I vari esempi di comunita' offerti dalla storia e dalla cultura si avvicinano o si distanziano da questo modello teorico con diversi gradi e modalita' (Parenti, 1983).

La felicita' e il benessere non solo personale ma anche sociale, collettivo, si realizza per Adler solo tramite un equilibrio tra spinte individualistiche e sociali, tra aspirazione alla superiorita' e sentimento sociale, secondo modalita' soggettive e creative proprie dell'individuo che si orienta sempre verso gli altri, che persegue quindi scopi socialmente utili.

Bibliografia di base
  1. Ansbacher H.L. Ansbacher R.R. (1956) "La Psicologia Individuale di Alfred Adler", Martinelli, Firenze.
  2. Parenti F. (1983) "La Psicologia Individuale dopo Adler", Astrolabio, Roma.
  3. Adler A. (1938) "Il senso della vita", De Agostini, Novara.


Tamara Agosti

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