A cura di: Redazione
Sulla rivista "Gastroenterology" recentemente è stata pubblicata una meta-analisi
(*)
che mette in relazione il disagio psicologico con la mortalità dovuta a malattie epatiche, dal titolo: "Association Between
Psychological Distress and Liver Disease Mortality.
A Meta-analysis of Individual Study Participants".
Alcuni ricercatori del Centre for Clinical Brain Sciences dell'Università di Edimburgo hanno ipotizzato che i sintomi di ansia e depressione possano essere associati - direttamente o indirettamente - allo sviluppo di malattie epatiche.
L'obiettivo era verificare se lo stress psicologico può essere un fattore predittivo nella comparsa di malattie al fegato, quindi identificare i fattori di rischio potenzialmente modificabili.
Il team di ricerca (*) ha eseguito una meta-analisi dei dati relativi a un gruppo rappresentativo della popolazione, tratti da 16 differenti studi di coorte (*) prospettici condotti a partire dal 1994 nel Regno Unito (*).
Il campione esaminato si componeva di 166.631 persone.
Per "misurare" il livello di stress psicologico è stato utilizzato il General Health Questionnaire (GHQ), scala di 12-item che non fornisce una diagnosi clinica di ansia o depressione, ma è uno strumento di screening valido per individuarne i sintomi, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).
Il test GHQ-12 rileva infatti i sintomi di ansia, depressione, disfunzione sociale e perdita di fiducia.
A ogni item le persone possono scegliere una risposta su una scala Likert (*) a 4
punti:
"il sintomo non è affatto presente", "... è presente come al solito", "... è presente più del
solito", "... molto più del solito".
Un punteggio superiore a 4 è indice che la persona soffre di stress psicologico.
In base ai risultati ottenuti, le persone sono state assegnate a quattro gruppi:
Le persone con punteggio 0 - considerate asintomatiche - sono state prese come gruppo di riferimento da comparare con gli altri tre.
I ricercatori hanno inoltre esaminato dati relativi a: abitudini legate alla salute (quantità di alcool consumato a settimana,
di sigarette fumate al giorno); status socio-economico (livello di educazione, classe sociale, situazione occupazionale); indice
di massa corporea (IMC); presenza di diabete mellito.
Ove disponibili, sono stati considerati anche variabili come l'abitudine all'attività fisica, l'uso di farmaci antipertensivi e altri
parametri come: pressione arteriosa sistolica (massima) e diastolica (minima), esami del sangue
(*)
rilevati tramite visita infermieristica e analizzati presso il National Health Service Hospital.
Il primo outcome della ricerca è stato il livello di mortalità, verificato in relazione ai dati nazionali.
Nel periodo di osservazione (follow up medio di 9 anni e mezzo) si sono verificati 17.368 decessi, dei quali 457 causati da malattie al
fegato.
| Totale Partecipanti | Decessi avvenuti | Per Malattie Epatiche | |
| DONNE | 91.541 |
8.758 (9,57% sul totale) |
195 (0,21% sul totale) |
| UOMINI | 75.090 |
8.610 (11,47% sul totale) |
262 (0,35% sul totale) |
Le cause dei decessi, riportate nei certificati di morte, sono state classificate secondo l'ICD-9 e l'ICD-10 (*) e sono state identificate due principali categorie di malattie mortali: Epatopatia alcolica e Steatosi Epatica non alcolica o NAFLD (*).
«Siamo stati in grado di attribuire il 40% dei decessi collegati al fegato a una possibile NAFLD e il 38% alla Epatopatia alcolica (...).
Per questi due gruppi vi erano correlazioni più forti con il disagio psicologico rispetto ai rimanenti decessi dovuti a patologie correlate al fegato» (*).
Nel follow up, i ricercatori hanno utilizzato il Modello dei rischi proporzionali di Cox
(*) - con intervallo di confidenza (IC o Confidence
interval) del 95% (*)
- per paragonare il tasso di sopravvivenza/mortalità tra i gruppi studiati e calcolare il rischio relativo specifico (hazard ratio)
per l'associazione fra i livelli di mortalità per cause epatiche e il punteggio al test GHQ-12.
Pur precisando che saranno necessarie ulteriori analisi, hanno quindi concluso che:
«Livelli di stress psicologico più alti sono stati associati a un rischio maggiore di mortalità per le malattie al fegato del 26%» (*).
Anche se non sono riusciti a determinare con certezza il rapporto causale fra stress psicologico e malattie epatiche, hanno aggiunto ulteriori prove sull'impatto che la condizione psicologica ha sulla salute fisica, rivelando comunque una nuova relazione (*).
«Il passo successivo potrebbe essere uno studio eziologico per indagare gli effetti dei trattamenti dello stress psicologico - attraverso la psicoterapia o i farmaci - sulle funzioni epatiche», come è già stato fatto per i disturbi cardiovascolari (*).
La meta-analisi ha ricevuto l'approvazione etica del London Research Ethics Council.
L'articolo «Stress Psicologico e malattie del fegato: possibili correlazioni» è stato pubblicato nel N° 117 della Newsletter.
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