A cura di: Redazione
L'Alzheimer è una malattia a decorso cronico e progressivo ed è caratterizzata da un processo degenerativo che distrugge le cellule del cervello, causando un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive (memoria, ragionamento e linguaggio) fino a compromettere l'autonomia e la capacità di compiere le normali attività giornaliere. Questa malattia prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che all'inizio del 1900 ne descrisse per primo le caratteristiche.
Attualmente non esiste una cura specifica in grado di far guarire dalla malattia.
Esistono però diversi trattamenti sintomatici, farmacologici e non, che, pur non arrestandola, riescono a rallentarne la progressione
e a migliorare temporaneamente la qualità di vita dei pazienti. Gli attuali approcci terapeutici si concentrano quindi:
Per quanto riguarda i farmaci, quelli utilizzati sono Donepezil, Galantamine, Rivastigmine. Sono indicati nella fase lieve e moderata e hanno il ruolo di compensare la morte dei neuroni colinergici offrendo sollievo sintomatico. La Memantina è indicata, invece, nella fase da moderata-severa a severa della malattia. Gli antipsicotici, infine, vengono talvolta utilizzati per ridurre i sintomi comportamentali come agitazione, aggressività e allucinazioni.
Oltre ai farmaci esistono molte terapie non farmacologiche che possono aiutare a gestire i sintomi dell'Alzheimer, come la
fisioterapia, l'arteterapia, la stimolazione cognitiva attraverso la terapia psicologica, la terapia comportamentale, la terapia del linguaggio
e la terapia di reminiscenza.
Molto importante per il paziente, al pari se non più delle terapie, sono la vicinanza e il supporto della famiglia. Adattare
l'ambiente di vita ai bisogni di una persona con Alzheimer è una parte fondamentale di qualsiasi piano di trattamento.
La malattia di Alzheimer può portare sfide emotive e psicologiche significative per coloro che ne sono affetti e anche per le persone che si prendono cura di loro. Lo psicologo può contribuire senz'altro a fornire supporto e a migliorare la qualità di vita di pazienti e familiari.
Riguardo ai pazienti nello specifico, la terapia psicologica può essere molto importante. La depressione, ad esempio, si
verifica in circa il 40% dei malati, rendendola uno dei problemi psicologici più comuni che accompagnano il morbo di Alzheimer.
Il coinvolgimento di uno psicologo o psicoterapeuta può variare a seconda dello stadio della malattia. Nelle fasi iniziali, quando i
pazienti sono ancora in grado di comunicare e partecipare attivamente alle terapie, le sedute possono essere più frequenti. In fasi
avanzate, il supporto può essere maggiormente fornito dai caregiver.
L'articolo «Alzheimer: quali terapie ci sono oggi e il ruolo dello Psicologo» è stato pubblicato nel N° 203 della Newsletter.
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