A cura di: Dott.ssa Rebecca Farsi
La natura sempre più mutevole dei legami sociali, tipica della nostra epoca, restituisce l'immagine di un contesto relazionale i
cui confini appaiono inevitabilmente soggetti al cambiamento: la dimensione affettiva è divenuta preda di una polisemia invadente e
disorientante, a tutto sfavore del benessere emotivo individuale. Fattori come mutevolezza, provvisorietà, liquidità rendono
i legami sempre più complicati da definire e incerti da mantenere, mentre una società bisognosa di novità e continuo
mutamento fa il resto.
Il risultato è la costruzione di uno scenario affettivo costruito su basi sdrucciolevoli, in cui la voglia di cambiamento non si
tramuta in flessibilità adattiva o in crescita evolutiva, ma diviene un vissuto di insicurezza che rende "pericolosamente" fluttuante
il Sé relazionale.
Sulla spinta di queste oscillazioni anche i confini del nucleo familiare, considerato il fondamento relazionale per eccellenza, perdono la
propria attendibilità per cedere il posto ad uno spostamento dei confini ora per eccesso, ora per difetto. I sempre più frequenti
casi di adozione, divorzio, convivenza pongono le basi per la costruzione di un clima familiare mutevole e complesso, in cui l'aggiunta o la
scomparsa di elementi passa dall'eccezione alla regola.
In questo scenario si mostra opportuno, per gli operatori del settore, reperire uno strumento che sia in grado di valutare con oggettività
le conseguenze relazionali che esitano dalle trasformazioni familiari, ai fini di identificare, in maniera quanto più attendibile e
tempestiva, la presenza di vissuti conflittuali in grado di tramutarsi in autentici disturbi patologici, oltre che in fattori ostruenti del
benessere familiare.
Il test della Doppia Luna (ideato e presentato dalla Dott.ssa Ondina Greco nel 1999) è pensato al fine specifico di indagare:
Il fattore di indagine della conflittualità si presenta come l'elemento ispiratore del test. La stessa denominazione lo
anticipa, richiamando al "doppio" come ad un'ambiguità provocata dall'effrazione di un'unicità originaria - quella del legame
familiare sottoposto a trasformazione - da cui scaturiscono scenari destabilizzanti e per certi aspetti traumatici, in cui gli opposti
risultano in perenne contrasto.
Al contempo, il riferimento alla luna evoca un contesto inevitabilmente mutevole: è infatti la luna a regolare con le sue fasi il ritmo
delle maree, delle stagioni, persino dei raccolti e delle semine, ed è sempre il suo misterioso fluttuare a comportare mutamenti -
celesti e terreni - dall'imprevedibilità sostanziale. Nulla di più rappresentativo dell'elemento lunare, dunque, per esprimere
la genesi di un nucleo familiare ricostituito che, presentando caratteristiche al contempo generative e luttuose, non sfugge ad una matrice
"fisiologicamente" conflittuale.
Uno degli elementi più critici, nellé dimensione di un nucleo familiare sottoposto a trasformazione, sembra relativo al
ricollocamento dei nuovi confini strutturali in una modalità che si mostri integrativa dei fattori di rinnovamento e
continuativa di quelli residui, così da conciliare, in ognuno dei componenti, velleità di attaccamento al passato e di
proiezione verso il futuro (Cigoli, 1997; Erickson, 1984).
Fattori ostativi al raggiungimento di un senso di collettività condivisa, all'interno del nuovo nucleo, sono i conflitti di
lealtà (Boszormenyi, 1988), laddove con questo termine si intende il patto di reciproca fedeltà implicitamente stipulato
tra i componenti di una famiglia, e altrettanto implicitamente trasmesso in via intergenerazionale, a dispetto delle mutazioni del nucleo
familiare o di eventi separativi dello stesso (morte, divorzio).
Questo nodo intergenerazionale non disconosciuto né disconoscibile costruisce un contesto evolutivo familiare ostile e ambivalente,
in cui il nuovo trova tormentosa collocazione o fatica a farsi spazio.
Il vissuto conflittuale, nello specifico, nasce dall'impossibilità di sottrarsi ad un passato ancora presente e dall'obbligo di non
violazione di un patto mai verbalizzato né metabolizzato nel suo senso più profondo. Se ne conosce l'esistenza e l'obbligo di
mantenimento, ma non il contenuto specifico.
I componenti si trovano ostaggio di vissuti ambivalenti tra la fedeltà a questo patto inviolabile e una volontà di approccio
al cambiamento che incombe, chiedendo di essere considerato in una prospettiva significante. Risolvere il dubbio non è facile. Dunque
ci si può sentire parte di una famiglia quando il percetto emotivo è ancora legato alla formazione precedente, così come
si può avvertire, nella famiglia attuale, la presenza di un componente che per qualsiasi ragione non ne fa più parte (Iafrate,
1996). In un simile scenario, accogliere la presenza di elementi sostitutivi o aggiuntivi - quali nuove figure genitoriali o figli adottivi -
si mostra ancora più difficile, soprattutto perché i disagi conflittuali legati ai patti di lealtà sono molto spesso
inconsci e non verbalizzabili.
Sul presupposto che i conflitti vengano meno solo quando si sviluppa la capacità di investire in nuovi oggetti d'amore e di strutturare
una visione sintetica e non sincretica della relazione oggettuale, vediamo come il test della Doppia Luna attinga molto del suo modello
interprativo dall'assetto psicodinamico, in cui ritornano imperanti il concetto di latenza - uno stato di realtà che, pur
distante o perduta, continua ad esister nel mondo interno - e di lutto non rielaborato, in riferimento a questa stessa realtà,
che ha portato alla perdita non rielaborata di un oggetto perduto (Freud, 1917) (in questo caso il legame familiare precedente).
La prospettiva che vede la dimensione psichica rappresentata sottoforma di spazio viene invece mutuata dalla psicologia sociale
di Lewin (1951), in cui lo stato mentale appare un coacervo di regioni cerebrali, suddivise da confini e delimitazioni che il soggetto
riesce a superare più o meno funzionalmente, manifestando in un caso benessere e nell'altro frustrazione e immobilità emotiva.
L'intento diagnostico è analogo a quello del già noto Family Space Theory (Gozzoli, Tamanza, 1998), volto ad indagare,
attraverso una rappresentazione grafica, la percezione affettiva del nucleo familiare con finalità elicitante di dinamiche e vissuti
conflittuali. Si nota tuttavia una differenza strutturale: se il FST si premurava di collocare graficamente lo spazio familiare all'interno
di un cerchio, il test della Doppia Luna ha sostituito questa forma geometrica con quella di un rettangolo; dunque il testando deve posizionare
se stesso e la propria famiglia, con i componenti che ritiene ne facciano parte, nello spazio di una cornice rettangolare predisposta.
La modifica non è fine a se stessa: si è infatti rilevato come la forma lineare ed omogenea del cerchio, di per sé
evocativa di un senso di continuità, favorisca l'attivazione di meccanismi di difesa volti a celare vissuti conflittuali. Al contrario,
la forma rettangolare, essendo dotata di uno spazio in cui posizioni escludenti e svalutanti possono ricevere rappresentazione drammatizzata,
mostra maggior propensione all'emersione del conflitto; è soprattutto la presenza degli angoli ad agevolare l'esternalizzazione di
velleità emarginanti verso uno dei componenti, oltre che l'ammissione implicita di un vissuto autosvalutante, nel caso in cui la
collocazione angolare riguardi il Sé.
Ancora, la conformazione perimetrale spezzata del rettangolo può elicitare, con maggiore facilità rispetto alla linearità
del cerchio, sensazioni di frattura e interruzione, o la volontà di fuga da situazioni familiari considerate opprimenti. Il livello di
angoscia può risultare così elevato, nel soggetto, da spingerlo a cercare vie di fuga grafiche alla stessa, magari raffigurando
lungo il perimetro del rettangolo la presenza di porte, finestre, via d'uscita improvvisate, a simboleggiare esplicitamente la sua voglia di
allontanamento.
L'utilizzo dello strumento grafico contribuisce da una parte a rendere più chiara ed immediata la componente espressiva, e dall'altra
ad aggirare il controllo cosciente sui meccanismi di difesa, grazie ad una caratteristica proiettiva e per questo distanziante dal Sé,
tipicamente evocata dal disegno.
Si tratta di un test privo di caratteristiche psicometriche, essendo basato interamente sull'analisi dei disegni realizzati dai soggetti.
Può essere somministrato ad adulti e bambini, in maniera individuale o congiunta; in questo caso coppie e famiglie
dovranno compilare contemporaneamente il disegno, e il tempo di compilazione non dovrà superare, in genere, i 20 minuti.
I materiali per la somministrazione sono pochi e di facile reperibilità: è sufficiente un foglio bianco della grandezza pari
a 50 x 30 cm, sul quale dovrà essere prestampato un rettangolo di dimensioni pari a 30 x 20 circa. Alcuni clinici utilizzano, in
sostituzione del foglio, una lavagna con le medesime dimensioni, e dei gessi colorati.
È inoltre prevista la registrazione o la videoregistrazione dell'intera sessione diagnostica, nella certezza che un visione differita
possa rivelarsi utile ai fini di un'interpretazione più profonda e consapevole dei significati interattivi emersi.
L'operatore deve dare inizio ai lavori esordendo con la seguente frase: "Questo rettangolo rappresenta il suo mondo, cioè quello che
le interessa, le persone per lei importanti. Lo spazio esterno al rettangolo è tutto ciò che c'è al di fuori di questo
mondo".
Seguono cinque consegne consecutive.
La prima operazione interpretativa è relativa all'impressione globale che il disegno suscita nell'operatore. Si tratta,
dunque, di valutare le evidenze grafiche, il tratto, la simmetria, il rapporto tra parte vuota e parte piena, le dimensioni, le ombreggiature
e le cancellature, al fine di scoprire eventuali valorizzazioni o svalutazioni ottenute attraverso iperinvestimento grafici, scotomizzazioni,
ma anche valutazioni di stati emotivi quali ansia, flessione timica, disorganizzazione, aggressività. Come in ogni altro tipo di test
grafico, sarà inoltre opportuno osservare parametri quali occupazione dello spazio, qualità della rappresentazione, tema
rappresentato, realismo e identitì dei soggetti raffigurati.
Sarà necessario interpretare anche il non detto, e quindi gli elementi attinenti alla sfera gestuale e interattiva durante la
compilazione, della sua capacità collaborativa, del suo atteggiamento globale verso il test e verso il terapeuta. Nel caso in cui si
tratti di una somministrazione collettiva l'attenzione dovrà essere rivolta anche all'adesione globale al compito, alla capacità
comunicativa e interattiva dei soggetti, alla competenza di integrazione e compartecipazione al disegno.
Si passa, poi, ad un'interpretazione analitica, che tenga conto dei singoli elementi utilizzati nella compilazione:
Da non sottovalutare eventuali incertezze o blocchi nel disegno, difficoltà, silenzi, rifiuti e commenti, e tutte quelle fonti di informazione integrative non verbali che l'operatore non può ignorare, data la loro salienza valutativa.
Ai fini di ottenere un prospetto diagnostico più completo e attendibile, è possibile somministrare il test in una duplice
versione: una individuale preventiva ed una congiunta immediatamente successiva.
Il motivo di una duplice scelta compilativa mostra una certa lungimiranza: è infatti possibile che la presenza degli altri componenti
del nucleo familiare, così come richiesto in un contesto di somministrazione collettiva, possa attivare meccanismi di difesa volti ad
inibire la rivelazione dei medesimi vissuti conflittuali emersa durante la somministrazione individuale.
Il Falso Sé cui è attribuibile questa condotta difensiva acquiescente può essere ispirato da due situazioni di base:
Alternativamente il contenuto del test può mostrarsi analogo in entrambi i contesti di somministrazione. In questo caso si parla di:
Un ultimo indicatore della qualità delle relazioni è costituto dalla c.d. distorsione della consegna, un caso
particolare in cui lo stesso clinico, a causa dell'intenso livello di tensione reciproca manifestata tra i familiari in sede interattiva,
decide volontariamente di non somministrare la consegna n. 4 relativa all'identificazione del conflitto, al fine di non creare una possibile
degenerazione relazionale o non attivare conflitti simmetrici non negoziabili.
In alcune occasioni si è mostrato utile eseguire la compilazione del test in via prospettica o retrospettiva, e dunque in
riferimento ad un avvenimento passato o futuro, al fine di valutare la portata di un evento critico già avvenuto o prossimo e le sue
conseguenze emotive; in altri contesti, soprattutto clinico-terapeutici, è opportuno chiedere di eseguire il test in una modalità
mentalizzante, volta ad assumere la prospettiva affettiva dell'altro, in una posizione di perspective taking in grado di
suscitare una maggiore negoziabilità comunicativa; al testando viene richiesto esplicitamente di vestire i panni dell'altro, cercando
di individuare, comprendere e validare la sua dimensione emotiva, in un tentativo di risonanza empatica che sia in grado di ridurre le distanze
affettive e i blocchi comunicativi.
Il test della Doppia Luna può rivelarsi di agevole applicazione in ambito clinico - sia in contesti diagnostici che
terapeutici - ma anche per interventi supportivi in cui sia necessario palesare la presenza di un conflitto, farne emergere le polarità
inconciliabili, stabilire i mezzi di difesa che ne impediscono la verbalizzazione e la rielaborazione, destrutturare i fattori di mantenimento
in grado di favorirne la perpetrazione.
In sede di ricerca il test della Doppia Luna si rivela un utile strumento di indagine circa i bisogni della famiglia, le modalità
comunicative e gli aspetti interattivi tra i componenti, consentendo altresì di individuare direttamente, durante la somministrazione,
quali elementi del test sono in grado di elicitare risposte genuine e interpretabili, e quali invece possono causare reazioni difensive,
indifferenti, o non utilizzabili a fini interpretativi; ma anche per individuare più precisamente la natura dei conflitti, le
modalità in cui vengono fronteggiati, gli aspetti critici e le risorse del soggetto e della famiglia - in una prospettiva di
superamento degli uni e di potenziamento delle altre.
L'articolo «Il test della Doppia Luna: disegnare il conflitto familiare» è stato pubblicato nel N° 185 della Newsletter.
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