A cura di: Dott. Stefano Sirri
Questo articolo nasce come resoconto dell'intervento del Dott. Stefano Sirri alla Conferenza "Diventare imprenditori di noi stessi. La promozione della professione di Psicologo: norme e strumenti", Organizzata dall'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, presso il Dipartimento di Chimica G. Ciamician di Bologna il 21 settembre 2002.
La relazione presentata dal Dott. Sirri aveva i seguenti obiettivi:
Dott. Fulvio Frati
Presidente Ordine Regionale Psicologi Emilia-Romagna
Intervento: "La Deontologia"
Dott. Paolo Franchini
Coord. Comm. Cultura Ordine Psicologi Emilia-Romagna
Intervento: "La pubblicità delle attività psicologiche"
Dott. Stefano Sirri
Psicologo Clinico e Consulente Marketing
Intervento: "Lo Psico-Marketing"
"Diventare imprenditori di noi stessi. La promozione della professione di Psicologo: norme e strumenti"
Aula Magna del Dipartimento di Chimica G. Ciamician, Via Selmi nr. 2, Bologna, 21 Sett. 2002
Il marketing non è vendita e non è pubblicità.
È invece una disciplina a "tutto tondo" che si preoccupa soprattutto di dare una metodologia operativa a chi vuole avere o ha un lavoro "non dipendente", e quindi "imprenditoriale". Utilizza propri strumenti di analisi e intervento, agendo sia sul lato commerciale di un'attività, sia verso la qualità e la formazione.
In modo simile alla Psicologia, si occupa dell'inafferrabile, dei rapporti umani e del miglioramento dell'individuo. Quest'ultimo concetto è particolarmente significativo in questo caso, in cui si parla di Psicologi e Psicoterapeuti, perché non si tratta di un'azienda che cerca di svilupparsi, ma di un singolo professionista.
Iniziamo con una definizione appropriata (Rolf Back, in Arndt e Friman, Gestione, produzione e Marketing dei servizi, 1986):
«Il marketing è la comprensione di ciò di cui il mercato prescelto ha bisogno, di ciò che desidera, di ciò che vuole avere e richiede; la capacità di procurarsi la competenza e più in generale le risorse che rendono possibile offrire ciò che richiede il mercato, e l'abilità di comunicare al mercato prescelto che si è in possesso di questa competenza».
Notiamo subito che contiene tre fuochi principali:
Quindi parlare di marketing significa ragionare sull'intero processo, e non solo sull'ultimo passo, quello puramente pubblicitario.
È una "trasformazione" che parte dall'interno e solo alla fine raggiunge la comunicazione.
Se facciamo solo pubblicità non stiamo facendo marketing.
Trasformiamo la definizione in qualcosa di più congeniale per la nostra Professione.
Lo Psico-Marketing Clinico è l'insieme delle Competenze, lo studio degli Approcci e delle Strategie che consentono di capire quali siano i bisogni psicologici dei nostri utenti potenziali.
La capacità di ottenere la Formazione e l'insieme delle Competenze che ci servono per soddisfarne i bisogni.
E infine le strategie per Comunicare all'utenza che si è in grado farlo.
Da questo possiamo fare alcune riflessioni.
Lo Psicologo in quanto tale, se vuole agire in maniera professionale, necessariamente agisce in questo senso, perché:
Fare marketing significa avere uno sguardo d'insieme sulla propria attività, prestando attenzione alle proprie competenze, all'autopromozione dello studio, ma soprattutto a se stessi.
Se vogliamo fare questo lavoro, facciamo anche marketing, possiamo chiamarlo in altro modo, possiamo non saperlo, oppure farlo male, ma questo rimane un punto imprescindibile.
Togliamo subito un'ambiguità: esistono due tipologie che differiscono grandemente per le strategie che applicano e di cui si avvalgono.
| Marketing Mix | Marketing Max |
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In ogni caso quello che è veramente importante capire è che ciò che utilizzeremo è il Marketing Max (Ahrnell e Nicou, Il Marketing della azienda di know how, 1989). Sarà solo questo tipo di Marketing che andremo a trattare, plasmandolo sulla nostra Professione Clinica.
È utile parlare ancora della consulenza. Soprattutto chi è all'inizio ha la tendenza a "non rifiutare nessuno" nel proprio studio pensando che "non può permettersi" il lusso di fare una selezione, almeno per il momento. Ripromettendosi che, quando lo studio sarà partito, procederà in modo diverso.
Ebbene, da persona estremamente curiosa quale io sono, ho fatto una piccola ricerca sui Colleghi senior (oltre i quarant'anni), scoprendo un'interessante correlazione: quelli che hanno più pazienti e il cui studio è "partito in tempi brevi" hanno fatto più o meno le stesse cose, nonostante le diversità di indirizzo teorico. Una delle loro costanti è stata proprio questa: operare una selezione dei pazienti fin da subito.
Non scadiamo nel marketing mix, quindi evitiamo un atteggiamento da venditori (cerco prima di tutto di far lavorare lo studio), ma al contrario facciamo consulenza, il che significa consigliare alla persona solo quello che è utile a lei, e non a noi.
Detto per inciso se una tipologia di persona, o di patologia, non fa per voi, evitatela, consigliando qualche collega che potrà seguirla meglio di voi.
Questo consiglio non nasce solo da una riflessione sul modus operandi dei Colleghi senior, ma agire in un altro modo sarebbe professionalmente sbagliato ed eticamente ingiusto.
Considerato che il mio ruolo qui è parlare di autopromozione, quindi vi darò una spiegazione da questo punto di vista.
Se quel caso non fa per noi, difficilmente riusciremo a fare un buon lavoro.
Questo è un problema sia per la persona, sia per noi.
Nel mondo commerciale si usa dire che un cliente soddisfatto te ne porta un altro, mentre un cliente insoddisfatto te ne porta via dieci (esiste anche il passaparola negativo).
Quando spiego questo concetto in un corso spesso mi viene posto un quesito:
«Se io consiglio un collega, non rischio di dare un'immagine di me come di persona incompetente?».
Al che rispondo dicendo:
«Se io vado dal mio medico di base per un problema di salute, e lui mi indirizza da uno specialista, che idea mi faccio di lui?
Viceversa, se invece mi prende in carico e non risolve il problema che succede?».
Dire a qualcuno «Questo non lo so fare!» ci rende molto più credibili nel momento in cui, invece, gli diciamo che quest'altra cosa la sappiamo trattare bene.
Dobbiamo considerare anche il fatto che siamo in una situazione più critica rispetto al Medico. Il paziente pagando direttamente lo Psicologo, più facilmente può pensare di essere stato manipolato per motivi venali.
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Visibilità Come faccio per farmi conoscere? Esempi:
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Appeal Perché dovrebbe venire da me? Esempi:
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Servizi Cosa proporre? Esempi:
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Qualità Cos'è la qualità per il paziente? Esempi:
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Questi sono i quattro punti più importanti per poter strutturare la promozione del nostro studio.
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Bisogno (Paziente-Utente) |
Domanda (Paziente-Utente) |
Offerta (Psicologo-Terapeuta) |
| Alto: ⇒ Rimane inevaso. |
Scarsa:
⇒ Inconsapevole; ⇒ Sfiducia; ⇒ Non conoscenza. |
Medio-Alta (Terapia): Bassa (Psicologia): ⇒ Simile; ⇒ Disorganizzata. |
Solitamente in questi schemi viene rappresentato il rapporto esistente tra domanda e offerta, ma nel nostro caso sarebbe fuorviante.
Se è vero che la domanda è relativamente bassa, è ancora più vero che il bisogno è elevato. Questa è una situazione ottima, in quanto significa che è possibile incrementare il lavoro, in modo anche notevole, attraverso alcune oculate strategie.
Punti cardine:
Questo tipo di problema è superabile attraverso i seguenti strumenti:
Paradossalmente sono gli Psicologi (e ancor più degli Psicoterapeuti) che potrebbero beneficiare di un'opportuna operazione di marketing del proprio studio. Questo perché nell'immaginario collettivo lo Psicologo spesso viene considerato uno Psicoterapeuta.
Se un Terapeuta ha bisogno di pazienti per lavorare, uno Psicologo può realmente proporsi a tutti. Oltretutto se, come ora, le persone credono di dover "esser matte" o "avere grossi problemi" per andare dallo Psicologo, ne consegue che non ci andranno.
Molte soluzioni le abbiamo già inquadrate durante la discussione precedente, e sono:
C'è una distinzione importante che dobbiamo ancora fare.
Livello MACRO: Quello che può fare l'istituzione.
Livello MICRO: Quello che può fare il singolo.
Spesso si crede che il marketing riguardi solo grosse aziende, implicando investimenti notevoli, ricerche di mercato, andare in televisione, etc.
Come abbiamo già visto questo non corrisponde a verità.
Noi possiamo agire "nel piccolo", con operazioni mirate di marketing di se stessi.
Nello schema qui sopra ho indicato sia il livello istituzionale, che quello individuale.
Ora sorge una domanda importante.
Chi deve iniziare? Il singolo oppure l'istituzione?
È ovvio che la cosa migliore sia entrambi, ma a questo punto ci si può chiedere se è sufficiente che lo faccia solo uno dei due e nel caso chi.
Tra quello che può fare il singolo, e quello che può fare l'istituzione in realtà è molto più importante l'opera del singolo, e soprattutto è prioritaria, nel senso che temporalmente deve avvenire prima, mentre l'istituzione può "solamente" accompagnare e supportare.
L'istituzione non può operare da sola.
Questa non è una presa di posizione, ma un dato di fatto.
Proviamo a prendere, a titolo di esempio, una catena di negozi in franchising.
La casa madre inizia una forte campagna pubblicitaria sui suoi capi d'abbigliamento e su come ci si trova bene nei suoi negozi. Noi probabilmente andremo a visitarli, ma se a quel punto non ci trovassimo bene, cosa succederebbe?
Viceversa, se la casa madre non facesse assolutamente nulla e noi invariabilmente ci trovassimo bene nei loro punti vendita perché il personale è molto gentile e la merce di qualità, potremo anche non comprare, ma come parleremo di loro?
Il punto è proprio questo: le istituzioni hanno le risorse e le capacità per poter sensibilizzare l'utenza verso la nostra professione, ma se noi in primis non siamo preparati per accoglierla, non abbiamo i servizi giusti per loro, etc., rischieremmo di compromettere l'immagine della categoria.
Quindi la conclusione è: per far crescere la Psicologia dobbiamo lavorare ognuno nel suo piccolo (questo è vitale).
Le istituzioni possono darci un aiuto consistente, come il velocizzare i tempi, mentre non hanno effetto (o quasi) sul risultato finale che, in realtà, dipende esclusivamente da noi.
Questo è un bene e ci deve rendere ottimisti.
Proprio perché le cose sono in questo modo noi possiamo intervenire praticamente, e costruirci il nostro futuro professionale senza dover dipendere dalle scelte di altri.
Detto in due parole: gli spazi ci sono e se ci muoviamo nel modo giusto il nostro lavoro è in grado di regalarci molte soddisfazioni.
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