A cura di: dott.ssa Caterina Panzeca
Il gioco d'azzardo patologico rappresenta oggi una delle dipendenze comportamentali più diffuse e socialmente rilevanti.
Pur essendo stato a lungo considerato esclusivamente come una disfunzione del controllo degli impulsi o come un disturbo assimilabile alle
dipendenze da sostanze, l'apporto della Psicoanalisi permette di mettere in luce la complessità dei processi inconsci che sostengono
l'agire compulsivo del giocatore.
Questo articolo esplora il fenomeno attraverso una prospettiva psicoanalitica, soffermandosi sulle sue radici pulsionali, sulle dinamiche del
transfert, sulla funzione del gioco nella regolazione affettiva e sulle implicazioni cliniche nel trattamento del soggetto dipendente.
Il gioco d'azzardo patologico (GAP), riconosciuto nel DSM-5 come disturbo da gioco d'azzardo, è caratterizzato da un
comportamento persistente, ricorrente e disfunzionale che compromette in modo significativo la vita sociale, lavorativa, economica e
relazionale dell'individuo.
Sebbene la cornice neuroscientifica e comportamentale abbia fornito contributi fondamentali - ad esempio l'analisi dei circuiti dopaminergici
della ricompensa - una lettura limitata a tali spiegazioni rischia di ridurre la complessità del fenomeno.
La Psicoanalisi offre uno sguardo che scava oltre il sintomo visibile, interrogando la dimensione inconscia dei desideri, delle angosce
e delle fantasie che danno forma al comportamento patologico.
Sin dai primi studi, da Freud a Rosolato, da Khantzian a Blaszczynski, il gioco è stato interpretato non solo come una "dipendenza",
ma come un linguaggio dell'inconscio, un tentativo di simbolizzare e al tempo stesso controllare un conflitto psichico altrimenti
ingestibile.
Questo lavoro mira a esplorare tali dimensioni partendo dalle principali teorie psicoanalitiche e integrandole con considerazioni cliniche
contemporanee.
Il gioco come economia pulsionale.
Freud non affronta direttamente il gioco d'azzardo patologico, ma offre concetti fondamentali per comprenderlo.
La lettura freudiana si articola attorno a due assi:
Il giocatore, in quest'ottica, è colui che mette in scena una sfida al destino, un tentativo di padroneggiare la perdita attraverso un'azione magica che permette di ritrovarsi "padroni" di ciò che si teme.
Il denaro come sostituto simbolico.
Il denaro, nella prospettiva freudiana, è carico di significati inconsci: rappresenta il potere, il valore narcisistico, ma anche
ciò che si trattiene ed espelle, in una dinamica che richiama la fase anale dello sviluppo.
Nel giocatore, il denaro perde la sua funzione reale ed entra in una logica fantasmica: non è più mezzo, ma oggetto
libidico.
Gioco e compulsione di ripetizione.
Il gesto compulsivo del "tentare ancora" incarna la coazione a ripetere: il soggetto non cerca il guadagno, ma l'esperienza emotiva associata
al rischio e alla perdita.
Il vero oggetto del desiderio non è la vincita, bensì l'eccitazione che precede l'esito, l'oscillazione tra onnipotenza
e annientamento.
Winnicott: il gioco come spazio potenziale.
Winnicott concepisce il gioco come area transizionale, luogo intermedio tra mondo interno ed esterno.
Nel giocatore patologico, questo spazio potenziale è collassato: il gioco non è più creativo, ma ripetitivo,
rigido, sintomatico.
Il comportamento compulsivo può essere inteso come un tentativo disperato di ricostruire una zona di illusione in cui sperimentare una
forma di continuità dell'essere, spesso minata da precoci fallimenti ambientali.
Klein: perdita, riparazione e dinamiche depressive.
Nella teoria kleiniana, il gioco patologico può essere interpretato come una modalità di gestione dell'angoscia persecutoria
o depressiva.
Il rischio e la perdita assumono la funzione di:
Il movimento oscillante tra distruzione e riparazione diventa una coreografia inconscia che alimenta la dipendenza.
Lacan: il desiderio, la mancanza e il godimento.
La prospettiva lacaniana offre un contributo centrale: il gioco è uno dei luoghi in cui il soggetto mette alla prova la propria
relazione con il desiderio e con il godimento (jouissance).
Il giocatore non cerca la vincita, ma un surplus di eccitazione che nasce dall'avvicinarsi al limite.
L'azzardo diviene così:
La dimensione di sottomissione al caso è una forma di legame con un Altro enigmatico, a cui il soggetto chiede di essere riconosciuto attraverso la vittoria.
La fragilità narcisistica.
Molti autori psicoanalitici identificano una struttura narcisistica nella personalità del giocatore: dietro il bisogno di rischio si
cela un Sé fragile, poco coeso, che cerca nell'azzardo una conferma della propria esistenza e del proprio valore. La vincita alimenta
un senso di onnipotenza, mentre la perdita conferma scenari di indegnità, mantenendo il soggetto intrappolato in una duplice
identificazione:
Il ruolo delle emozioni primarie.
La Psicoanalisi contemporanea sottolinea il ruolo della disregolazione affettiva.
Il gioco diventa un modo per regolare emozioni difficili quali vuoto, angoscia, noia, rabbia non mentalizzata.
Il gesto compulsivo funge da autoterapia fallimentare, un tentativo di modulare uno stato interno che il soggetto non riesce a elaborare simbolicamente.
L'eccitazione come difesa
Il gioco produce un picco emotivo che permette di evitare il contatto con contenuti psichici dolorosi.
L'eccitazione diventa una difesa contro la depressione, la perdita, la sensazione di impotenza.
Onnipotenza e controllo del destino
Molti giocatori sviluppano credenze magiche rispetto alla capacità di controllare il caso.
Questa è una proiezione dell'onnipotenza infantile, che tenta di riaffermarsi contro la frustrazione della vita adulta.
Il ciclo ripetitivo: una scenografia inconscia
La sequenza "giocare - perdere - rincorrere la perdita" riproduce dinamiche relazionali arcaiche, spesso legate a figure primarie vissute come
inaffidabili, assenti, punitive.
Il tavolo da gioco diventa la scenografia in cui questi vissuti vengono riattualizzati.
Il trattamento psicoanalitico del giocatore patologico è particolarmente complesso, poiché il paziente tende a ricreare nel rapporto terapeutico la dinamica del rischio, spesso idealizza e svaluta rapidamente l'analista, mette alla prova i limiti e l'affidabilità dell'altro.
Il transfert include movimenti quali:
Una gestione attenta del controtransfert è fondamentale: il terapeuta può trovarsi oscillante tra il desiderio di "salvare" e il senso di impotenza, o può sentirsi inviato in una partita che non può vincere.
Per molti giocatori, il gioco diventa un elemento identitario:
"Sono un giocatore, ma un giorno vincerò tutto".
Questa narrazione sostiene il soggetto e ne definisce l'autostima, funzionando come un copione identitario, un progetto di riscatto e un modo
di resistere alla frammentazione del Sé.
L'identificazione con la figura del giocatore permette di evitare il dolore della perdita di senso, ma al prezzo di una crescente dipendenza.
Molti studi psicoanalitici evidenziano la ricorrenza di:
Il gioco riproduce antiche dinamiche familiari: instabilità, rischio, altalene emotive, mancanza di confini.
In alcuni casi rappresenta una modalità inconscia di separazione o ribellione rispetto alle figure genitoriali.
L'accesso alla cura: tra negazione e vergogna.
Il giocatore tende a nascondere il problema fino a quando la situazione economica o relazionale non diventa insostenibile.
La vergogna è una barriera molto potente, spesso più del desiderio di cambiamento.
Obiettivi del trattamento psicoanalitico.
In una prospettiva psicoanalitica, la cura mira a:
Integrazione con altri approcci.
Oggi la Psicoanalisi dialoga con le Psicoterapie cognitivo-comportamentali, i gruppi di auto-aiuto, gli interventi motivazionali e la
Psichiatria.
Un trattamento integrato può essere decisivo, purché mantenga uno spazio dedicato all'esplorazione profonda dei significati psichici del sintomo.
La lettura psicoanalitica del gioco d'azzardo patologico rivela la complessità nascosta dietro il gesto apparentemente irrazionale
del "puntare tutto".
Il gioco si configura come un dispositivo simbolico attraverso cui il soggetto tenta di:
Il trattamento richiede un ascolto profondo e paziente, capace di accogliere la ripetizione patologica senza colludere con essa, e di
aiutare il soggetto a trovare nuove modalità di espressione e di regolazione del proprio mondo interno.
L'azzardo non è soltanto un comportamento disfunzionale: è un linguaggio psichico.
Comprenderlo significa dare al soggetto la possibilità di raccontarsi in un modo diverso, di costruire nuove forme di libertà
e di desiderio.
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