Tecnologia Adolescenza Depressione
A cura di: Redazione
Il Disturbo Depressivo Maggiore colpisce il 9% dei giovani americani.
I primi sintomi si manifestano nell'adolescenza e, se trascurati, possono causare menomazioni nel funzionamento psico-sociale e rischi per la
salute.
È un momento critico quello dell'adolescenza, di passaggio da una fase di protezione e dipendenza alla fase adulta, quindi è proprio in questa fase che - secondo alcuni ricercatori - è importante trasmettere ai ragazzi abilità personali e relazionali, capacità di risolvere i problemi, autodeterminazione ed efficacia (*).
Un team, guidato da Melissa Pinto della Case Western Reserve University, ha condotto uno studio pilota, al fine di testare l'efficacia di una particolare tecnologia per sviluppare abilità e atteggiamenti atti a gestire i sintomi depressivi.
È stata testata anche la capacità di comunicare in modo efficace con gli operatori sanitari, in quanto lo studio ha tenuto conto del fatto che i giovani sono restii a cercare cure per la propria salute mentale (*), a causa dello stigma, della difficoltà di accesso ai trattamenti e della inadeguata copertura assicurativa.
La Pinto osserva inoltre che i ragazzi giungono all'osservazione clinica quando i sintomi sono già strutturati, spesso abbandonano la terapia dopo i primi incontri e sono più propensi a interagire con la tecnologia piuttosto che faccia a faccia.
Nello studio pilota sono stati coinvolti 28 ragazzi fra i 18 e i 25 anni, alcuni con sintomi depressivi più lievi, altri con una
diagnosi di Disturbo depressivo Maggiore.
I ragazzi sono stati assegnati a due gruppi:
eSMART-MH ha permesso di coinvolgere i ragazzi in vere e proprie visite virtuali con personale sanitario Avatar, in un setting per le cure primarie perfettamente ricostruito: la reception dove esibire la tessera sanitaria, la sala d'attesa, l'ambulatorio medico, in cui hanno potuto familiarizzare col personale di cura, parlare dei propri sintomi e ricevere consigli comportamentali ad hoc.
Ai ragazzi sono stati somministrati test (*) e interviste strutturate prima di
ogni sessione e nel follow up, a 3 settimane dalla conclusione dello studio.
I dati sono stati analizzati attraverso SPSS
(*).
A distanza di 3 mesi, coloro che avevano preso parte al programma Avatar hanno mostrato migliorate strategie di coping e una significativa riduzione dei sintomi depressivi, al disotto della soglia di rilevanza clinica, mentre l'altro gruppo non ha evidenziato cambiamenti.
I risultati sono promettenti, i ricercatori entusiasti, anche se perfettamente consapevoli di essere soltanto al principio: «non vediamo l'ora di valutare nuovamente l'eSMART in un più vasto studio», ha detto la Pinto. Lo scopo della ricerca era, del resto, quello di fornire dati preliminari sull'efficacia di Avatar.
«Il programma è stato concepito come strumento di intervento di self-management - puntualizza la Pinto -. Esso non sostituisce la terapia standard» (*).
In questo modo i giovani hanno fatto una «prova generale» per imparare a gestire le emozioni, familiarizzare con il sistema di cura e vincere la riluttanza a parlare del disagio psicologico.
Tecnologia Adolescenza Depressione
L'articolo «Sintomi depressivi ridotti attraverso l'uso di avatar» è stato pubblicato nel N° 101 della Newsletter.
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