A cura di: Redazione
Colorado. Alla base di anoressia e bulimia nervosa e della capacità di ignorare lo stimolo della fame tipica delle persone
affette da queste patologie possono esserci alterazioni di strutture e funzioni cerebrali coinvolte nella regolazione dell'appetito e nel
meccanismo gusto-ricompensa.
Lo sostiene uno studio condotto presso la University of Colorado "Anschutz Medical Campus" sotto la guida del Dr. Guido Frank -
professore associato di psichiatria e neuroscienze - , pubblicato il 1 Novembre 2016 sulla rivista medica Translation Psychiatry.
Obiettivi dello studio. Precedenti ricerche nel settore dei disturbi del comportamento alimentare avevano mostrato come anoressia
e bulimia nervosa possano avere in comune strutture e funzioni cerebrali alterate.
Il gruppo di ricercatori coordinato dal Dr. Frank ha voluto approfondire il discorso in questo campo. In modo particolare, scopo della ricerca
è stato quello di individuare i circuiti funzionali e strutturali del cervello coinvolti nei meccanismi che regolano appetito ed
assunzione di cibo e trovare le ragioni neurobiologiche in base alle quali alcune persone rispondono allo stimolo della fame mangiando, altre
- ovvero chi è affetto da anoressia e bulimia nervosa - si astengono dal farlo.
Sviluppo della ricerca. Il team americano ha coinvolto nella ricerca un totale di 77 giovani donne, così suddivise:
Il primo gruppo è stato reclutato attraverso annunci locali; le altre partecipanti con disturbi alimentari provenivano dal Children's Hospital Colorado e dall'Eating Disorder Center di Denver. Tutti i soggetti analizzati non avevano sofferto in passato di malattie neurologiche, gravi patologie, trauma cranico, psicosi o disturbi provocati dall'abuso di sostanze.
Servendosi della trattografia - metodo d'indagine utilizzato nel campo delle neuroscienze per avere mappature in 3d di aree cerebrali - hanno scansionato il cervello di queste donne e mappato la materia bianca in esso contenuta, in modo tale da poterne analizzare le reazioni di fronte alla degustazione di una soluzione di saccarosio, quindi alla percezione di un sapore dolce.
Risultati dell'indagine. Le immagini ottenute scansionando il cervello delle donne analizzate hanno mostrato differenze tra donne del gruppo sano e donne con disturbi alimentari relative a connettività della materia bianca e ruolo dell'ipotalamo.
I soggetti affetti da anoressia e bulimia nervosa hanno presentato alterazioni della materia bianca (dunque di quel tessuto nervoso che gestisce e controlla le connessioni tra le varie aree del cervello - compresa quella dell'ipotalamo - facilitandone la comunicazione).
Per quanto riguarda l'ipotalamo, tra le sue funzioni principali vi è quella di gestire il meccanismo che regola la fame: le strutture che spingono a cercare cibo, infatti, ricevono indicazioni proprio da questa regione.
Nel corso dei controlli i ricercatori hanno notato come nei soggetti sani l'ipotalamo guidasse le attività dello "striato ventriale".
Lo striato ventriale è quella parte del cervello che è collegata al sistema limbico (il sistema responsabile di nascita e gestione
delle emozioni), si attiva con stimoli associati alla ricompensa ed è coinvolta nel meccanismo di controllo del movimento.
Nelle donne affette da anoressia e bulimia nervosa le connessioni neuronali risultavano invertite: le analisi hanno evidenziato come, in loro,
i percorsi gestiti dall'ipotalamo fossero più deboli e le informazioni seguissero una direzione inversa rispetto alla norma: dalla
corteccia cingolare anteriore (zona in cui si elaborano pericoli e allarmi) attraverso lo striato ventriale e verso l'ipotalamo. L'ipotalamo,
quindi, veniva bypassato da altri segnali provenienti da altre aree del cervello; di conseguenza le donne erano in grado di respingere e/o
ignorare quei segnali che portano a mangiare.
Conclusioni. Per i ricercatori i risultati ottenuti da questa indagine portano a pensare che i disordini di cui soffrono le persone
con anoressia e bulimia nervosa siano in grado di condizionare il cervello, provocando risposte differenti per il meccanismo gusto-ricompensa
e appetito.
Come affermano nello studio, gli esseri umani sono programmati fin dalla nascita ad assaporare i gusti dolci, ma gli individui affetti da
disturbi alimentari di solito evitano determinati cibi per il timore di prendere peso. Questo comportamento alimentare può in qualche
modo alterare i circuiti centrali che interessano le funzioni dell'ipotalamo. In sostanza, per gli studiosi l'evitare di mangiare dolci
può essere visto come forma di comportamento appreso e di condizionamento operante che può modificare i circuiti cerebrali che
regolano appetito ed assunzione di cibo, riducendo, così, l'influenza dell'ipotalamo.
Prospettive future. Per il team del Dr. Frank scopo delle ricerche future dovrà essere verificare se effettivamente i processi alla base dell'appetito seguono il principio del condizionamento operante, puntando l'attenzione anche verso i bambini, in modo tale da comprendere quando tutto questo ha inizio nella vita di una persona.
L'articolo «Anoressia e bulimia: indagine sulle alterazioni cerebrali» è stato pubblicato nel N° 132 della Newsletter.
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