GRU Comunicazione Selezione Stress lavoro Test
A cura di: Dott.ssa Luisa Fossati
Sempre più spesso, nel corso della mia esperienza professionale, è capitato di sentire il bisogno di utilizzare questionari a supporto delle attività di consulenza aziendale. Al momento non farò una distinzione fra test (strumenti standardizzati) e questionari non standardizzati, ma vorrei focalizzarmi principalmente sul fatto che possono esserci situazioni in cui strumenti di questo tipo possono rivelarsi utili. Successivamente nell'articolo prenderò in considerazione anche questa distinzione.
Riporto alcuni esempi che fanno riferimento alle situazioni che incontro più frequentemente in cui reputo importante supportare il mio lavoro di consulenza con un questionario.
In situazioni di questo tipo può essere utile disporre di questionari da somministrare in forma anonima ed esaminare i risultati
in modo aggregato, così da cogliere quelle che sono le tendenze del gruppo.
Questo è il primo vantaggio di disporre di un questionario: la possibilità di rilevare le percezioni che le persone hanno
su un problema, in modo anonimo, lasciando quindi loro la possibilità di esprimersi senza l'ansia di sentirsi direttamente esposte.
Questo risultato può essere un punto di partenza chiaro e oggettivo da cui poter partire per proseguire poi con altri interventi come,
ad esempio:
Il questionario è quindi una base di partenza sul percezioni personali di gruppo da cui è possibile iniziare a progettare interventi specifici e mirati.
I questionari non devono mai essere utilizzati come unico strumento di indagine perché, se da un lato hanno il vantaggio di raccogliere informazioni su tutto il gruppo su cosa stia accadendo (es. ci sono tensioni, manca la condivisione degli obiettivi da parte della direzione, manca la formazione tecnica per sentirsi sicuri di quello che si fa, ecc.), non danno informazioni sul perché le cose stiano accadendo (ad esempio, può emergere che non arrivano le informazioni dalla direzione ma non si conosce il motivo per cui ciò non avvenga); per questo possono rendersi necessari interventi di approfondimento come, ad esempio, i focus group.
Il questionario è come se facesse una sorta di "fotografia statica" dello status quo, ma se non segue una condivisione dei risultati e, soprattutto, un intervento, le persone che hanno risposto possono sentirsi disorientate, perché non capiscono il senso della raccolta delle informazioni, aumentando la probabilità di vissuti di ansia e rassegnazione (es, "l'azienda vuol far vedere che fa qualcosa, ma in realtà non cambia nulla").
I test psicologici sono strumenti standardizzati. In estrema sintesi, sono questionari che sono stati sottoposti più volte a gruppi di persone e tarati su un campione di standardizzazione, ossia in gruppo di persone con caratteristiche simili ai destinatari del test. Se, ad esempio, creo un test per la selezione di manager, lo strumento deve essere tarato su un campione di riferimento fatto da manager.
Il test genera punteggi che si basano su un insieme di analisi statistiche che confermano che lo strumento è affidabile
(preciso) e valido (misura esattamente il costrutto psicologico che si prefigge di misurare).
Questo perché le domande del test vengono somministrate più e più volte a un insieme di persone per verificare se
funzionano.
Queste caratteristiche di stabilità in termini di affidabilità e precisione non si ritrova nei questionari ad hoc (detti anche questionari non standardizzati) perché, essendo ad hoc, spesso le domande vengono generate e somministrate direttamente ai destinatari senza studi statistici. Chiaramente lo svantaggio principale è che lo strumento potrebbe non essere così preciso. Per questo motivo è necessario approfondire quanto emerso dai questionari con altri strumenti (incontri di condivisione dei risultati per discuterlo, focus group, interviste, ecc.), perché possono esserci dei limiti metodologici che impediscono di cogliere aspetti importanti.
Se si utilizza un test standardizzato è importante che venga affiancato ad altri strumenti, ma non tanto per una questione di affidabilità e validità, quanto perché il test, misurando in modo molto rigido determinati costrutti psicologici, ne esclude altri. Se, ad esempio, utilizzo un test per l'analisi del clima organizzativo e il test non misura, ad esempio, aspetti legati alla percezione dello smart working, potrei avere la necessità di rilevare questo aspetto con un'altra metodologia.
Il vantaggio dei questionari ad hoc è quello, però, di essere pensato per approfondire quei temi specifici che emergono in fase di analisi della domanda. Se, ad esempio, emergesse l'esigenza di rilevare aspetti legati al flusso comunicativo, alla presenza di conflitti e all'adeguatezza percepita della formazione tecnica, posso tranquillamente generare un questionario ad hoc su questi aspetti. Difficilmente, invece, troverò un test standardizzato che misura esattamente questi aspetti.
Anche se il questionario non è uno strumento preciso e affidabile come un test, è possibile seguire alcune regole che possono permettere di ridurre distorsioni e imprecisioni. Senza la pretesa di essere esaustiva (ci sono manuali interi sulle tecniche di costruzione delle domande per i questionari), di seguito riporto qualche spunto chiave.
Lavorare con i questionari in progetti di consulenza aziendale è un'attività molto vicina alla ricerca-azione. Pertanto
suggerisco di attenersi alle regole deontologiche che il Codice indica a proposito della ricerca. In particolare l'Art. 7 del Codice
Deontologico (recentemente entrato in vigore):
«Nelle attività di ricerca, nelle comunicazioni dei risultati e in ogni altra attività professionale, nonché
nelle attività didattiche, di formazione e supervisione, la psicologa e lo psicologo valutano attentamente, anche in relazione al
contesto, il grado di validità, di attendibilità, di accuratezza, di affidabilità di dati, informazioni e fonti su cui
basano le conclusioni raggiunte; espongono, all'occorrenza, le ipotesi interpretative alternative ed esplicitano i limiti dei risultati a cui
sono arrivati. La psicologa e lo psicologo, su casi specifici, esprimono valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza
professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata, coerente con il tema oggetto di valutazione ed attendibile.»
Sulla base dell'art. 7, quindi, segnalo alcune cose che andrebbero sempre fatte:
Nella attività di intervento con l'uso di questionari è importante anche tenere conto dell'Art. 9:
«Nella loro attività di ricerca la psicologa e lo psicologo sono tenuti ad informare adeguatamente le persone in essa
coinvolte rispetto agli scopi, alle procedure, ai metodi, ai tempi e ai rischi della stessa, nonché alle modalità di trattamento
dei dati personali raccolti al fine di acquisirne il consenso. Sono altresì tenuti a fornire adeguate informazioni anche relativamente
al nome, allo status scientifico e professionale della ricercatrice e del ricercatore ed alla loro istituzione di appartenenza. Devono
altresì garantire alle persone partecipanti alla ricerca la piena libertà di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il
consenso stesso. Nell'ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente, correttamente e completamente le persone
partecipanti su alcuni aspetti della ricerca stessa, la psicologa e lo psicologo hanno l'obbligo di fornire, alla fine dell'attività
sperimentale e/o di ricerca, le informazioni dovute e di acquisire l'autorizzazione all'uso del materiale e dei dati raccolti. Per quanto
concerne le persone che, per età o per altri motivi, non sono in grado di esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere
dato da coloro che esercitano la responsabilità genitoriale o la tutela. È altresì richiesto l'assenso delle persone stesse,
ove siano in grado di comprendere la natura dei contenuti delle attività in cui saranno coinvolte e della collaborazione richiesta, in
relazione alla loro età e al loro grado di maturità nel pieno rispetto della loro dignità. Deve essere tutelato, in ogni
caso, il diritto delle persone alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed all'anonimato.»
All'atto pratico possiamo tradurre questo articolo nel nostro operato professionale con queste indicazioni che andrebbero sempre seguite:
GRU Comunicazione Selezione Stress lavoro Test
L'articolo «Test psicologici e questionari ad hoc nelle aziende» è stato pubblicato nel N° 203 della Newsletter.
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