A cura di: Massimo
Giusto per avere un confronto con colleghi e non rispetto all'argomento: sintomi. La percezione sociale sembra orientatata a catalogare negativamente una qualunque sintomatologia ritenuta solamente invalidante (ad es., attacco di panico, condotte anoressiche o bulimiche, comportamenti ossessivo-compulsivi, stati depressivi, etc.). La mia domanda è: ma siamo così sicuri che tali sintomi non abbiano degli aspetti (una specie di dark side of the moon al rovescio...) positivi che sarebbe addirittura iatrogeno trascurare? A voi l'ardua sentenza...
Regole di utilizzo
Ovviamente i sintomi possono essere più o meno gravi e limitanti a seconda della potenza dell'avviso che ci vogliono dare e a seconda di come il nostro sistema ha reagito alle situazioni stressanti/traumatizzanti o a quanta energia vi è stata investita, ma sempre utili sono, perché ci permettono di accorgercene e di cercare di porre rimedio!!
L'importante è assolutamente non ignorarli! Insomma, secondo me non è utile vivere il sintomo solo come una cosa solo fastidiosa, ma anche come un modo di venire a contatto con noi stessi, come funzioniamo, cosa ci blocca, quali sono gli aspetti della nostra personalità che hanno bisogno di essere ancora risolti. È il nostro sintomo, e parla di noi e con noi.
L'accettazione di un sintomo facilita moltissimo lo stato d'animo con cui ci disponiamo ad intraprendere un percorso risolutivo...che non dovrebbe secondo me essere volto soltanto alla mera eliminazione del sintomo in quanto tale (come nella medicina sintomatica attuale, che elimina i sintomi ma spesso non le cause), ma all'individuazione, comprensione ed accettazione della/e causa/e...che poi è lo scopo del processo terapeutico stesso.