A cura di: SIS
Vi pongo una questione.
Una ragazza adolescente ha iniziato da poco un percorso di psicoterapia. I genitori sono separati e hanno incontrato lo psicologo in due sedute volte a delineare il quadro familiare allargato in cui si trova inserita la ragazza.
Ora emerge che lo psicologo oltre a ricevere la ragazza, riceve anche la madre all'insaputa del padre. La situazione di contrasto tra i genitori è elevata. La madre si era rivolta ad avvocati per la riduzione dei giorni che la figlia passa con il padre e nelle controversie era solita riportare "questo lo diro' agli avvocati". Ora, nelle controversie, afferma "questo lo riportero' allo psicologo".
Mi domando è deontologicamente corretto che uno psicologo faccia della terapia ad entrambe in tale situazione?
Mi sembra che l'intenzione sia quella di coinvolgere lo psicologo nelle controversie per crearsi un alleato. Il professionista si sta prestando a tale gioco?
Non sono professinista in questo campo ma dall'esterno mi sembra che qualcosa non quadri.
Attendo una vostra opinione in merito.
Vi ringrazio in anticipo dei preziosi commenti.
Regole di utilizzo
Francesco Rasponi