A cura di: Marilena
Vorrei condividere una mia recente esperienza con voi e magari confrontarci sulla stessa.
Qualche settimana fa ho trascorso un week end al mare con la mia famiglia.
In spiaggia giocavo con i miei figli e ad un certo punto mi sento osservata.
Mi volto e, qualche ombrellone più in là, vedo un mio paziente, lui mi saluta e io ricambio il saluto.
Mi sono sentita molto in imbarazzo, "scoperta" e tutta una serie di altri vissuti personali hanno colorato questo fortuito incontro.
Questa presenza ha condizionato però la mia giornata e quella della mia famiglia, infatti ho preso un po' di tempo e poi ho deciso di lasciare la spiaggia, famiglia al seguito.
Non potevo rimanere lì né potevo lasciare "parti di me".
Ho una formazione psicoanalitica per cui il setting e le sue rotture hanno un peso importante sull'intero processo. Di sicuro quando riprenderemo gli incontri (ora sospesi per la vacanze) tale episodio sarà impiegato nel lavoro con questo paziente.
Però ora c'è lo "spiazzamento".
Non mi era mai capitato prima di incontrare un mio paziente, fuori dallo studio nella mia quotidianità, né mi è mai capitato di incontrare il mio analista fuori dalle sedute.
Per cui mi piacerebbe sapere da altri colleghi, indipendentemente dall'orientamento di riferimento, se avete mai vissuto un'esperienza simile alla mia e cosa avete, o avreste fatto, al posto mio.
Come gestite gli incontri fortuiti con i pazienti fuori dal "setting terapeutico"?
Grazie
Marilena



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