A cura di: M.V.
Ciao a tutti, nell'epoca dell'impero digitale e dei nativi digitali, come professionista mi sono sorpresa a fare qualcosa su cui mi sto interrogando (personalmente, ed eticamente) e mi piacerebbe sapere anche il punto di vista di altri colleghi.
Ossia lavoro tendenzialmente con giovani e giovani adulti, alcuni dei quali vivono virtualmente passando da un social a quell'altro (facebook, twitter, google plus) piuttosto che stazionare in chat (whatsapp su tutte).
Quello che mi sono sorpresa a fare è stato tentare di conoscere alcuni di questi pazienti al di là di quello che di se stessi mi portano in seduta.
Ossia mi sono ritrovata a guardare e scorrere la pagina fb di un giovane paziente, piuttosto reticente in seduta, per capire chi fosse la persona con cui ho iniziato un percorso. L'intenzione iniziale era quella di visitare le pagine Fb di tutti i miei pz, ma durante questo primo accesso ad un certo punto sono stata colta dallo scrupolo, ossia (transfert e controtransfert a parte) mi è sembrato che stessi violando le vite degli altri, di questo specifico altro che è il pz nella cui vita ho sbirciato. Per cui ho desistito dal progetto iniziale e non solo non ho girovagato tra la pagine degli altri pz, ma sono uscita in fretta anche dall'unica pagina a cui ho, per così dire, buttato un occhio.
In un altro caso, invece, con un paziente che ha saltato la seduta senza comunicare l'assenza, mi sono sorpresa a controllare i suoi accessi su whatsapp... nell'attesa di ricevere una sua chiamata piuttosto che chiamarlo io.
Ecco, non so, anche a voi è capitato qualcosa di simile? Io ho sentito (per come sono fatta io, e per il tipo formazione che ho) di aver violato il setting, spinta dalla curiosità (labile capacità di tollerare la frustrazione di non sapere e non capire in questo caso?...) o magari da altro (che sarà oggetto di attente auto-osservazioni e supervisioni). Sono convinta che il paziente di volta in volta porti in seduta ciò che di sé è disposto a svelare e scoprire, andando sul profilo Fb mi sembrava appunto di voler scoprire-trovare cose che il pz magari non è ancora pronto a condividere (insomma mi sono sentita un po' come la mamma che fruga nei cassetti piuttosto che nei diari del/della figlio/figlia). Al netto del mio stile personale, so che il mio agito ha a che fare con questo paziente e la sua storia.
Oppure sbirciando su whatsapp so che stavo cercando rassicurazioni per me (che hanno strettamente a vedere con questo particolare paziente), volevo sincerarmi che il pz fosse ancora vivo.
Qual è la vostra opinione? Cosa ne pensate? Secondo voi è giusto (eticamente, professionalmente, umanamente) o meno ricercare informazioni sui pazienti tramite i social?
Confido (e soprattutto spero) nella collaborazione e nel confronto di quanti più colleghi.
Grazie
ben detto. Personalmente ho maturato un certo scetticismo verso i troppi orientamenti, spesso sorti non si sa bene per quali motivi, per i bisogni di chi. Sono sicura che tu lavorerai molto bene e spero che altri ti offrano punti di confronto. Ultima cosa: rifletterei sul senso di "sbirciare" ciò che non ci è offerto spontaneamente, molto in generale, non dico solo con i pazienti e chiudo con un augurio, fatto dal Dalai Lama : Usate la vostra professione per contribuire alla pace e al futuro, bisogna sviluppare un senso di responsabilità universale, ogni giorno, per 24 ore al giorno, senza troppe aspettative". Spero ti piaccia, buone cose e ciao!Regole di utilizzo