A cura di: Redazione
Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dichiarati illegittimi già dal 2003 (*), chiuderanno il primo aprile 2014. Al loro posto saranno istituite strutture residenziali alternative non più gestite dall'autorità giudiziaria, poiché la legge prevede un passaggio di competenza alla sanità pubblica (*).
In sostanza saranno le Regioni a occuparsi della gestione e del mantenimento di queste strutture e le Aziende Sanitarie locali dovranno avviare progetti di riabilitazione e reinserimento sociale per le persone che saranno dimesse (*).
L'imminente chiusura è accolta con favore da diversi enti e associazioni uniti nel movimento StopOPG
(*),
perché le condizioni degli attuali OPG sono «un oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese, per le condizioni aberranti
di vita» (*).
Inoltre molti degli attuali internati hanno scontato la pena e sono stati giudicati non socialmente pericolosi, quindi "dimissibili",
tuttavia restano all'interno di queste strutture proroga dopo proroga
(*).
Per scongiurare il rischio che le nuove strutture regionali ricalchino il modello dei vecchi OPG, e che quindi Psicologi, Psichiatri e altri operatori si debbano occupare più di contenzione che di cura (*), StopOPG ha promosso un'iniziativa che ha visto protagonista Marco Cavallo (questo il nome del cavallo di cartapesta alto 4 metri, simbolo della rivoluzione basagliana e della chiusura dei manicomi (*).
Il grande cavallo di cartapesta, fra il 12 e il 25 novembre scorso, ha percorso 3.400 chilometri toccando diverse città italiane (*), per «dire no ai miniOPG/manicomi regionali» e chiedere che vengano aperti servizi di salute mentale 24 ore su 24 integrati con i servizi territoriali, che promuovano formazione lavorativa e inclusione sociale.
A favore di un'immediata chiusura anche diversi esponenti della politica italiana, a cominciare dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che ha definito gli OPG un «estremo orrore» che «umilia l'Italia rispetto al resto dell'Europa» (*) - e Ignazio Marino che ha presieduto la Commissione d'inchiesta parlamentare sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, che ha rivelato all'Italia le condizioni di queste strutture (*).
A loro si uniscono alcuni Senatori e Senatrici che hanno dato il loro sostegno al tour di Marco Cavallo, sottolineando che la chiusura degli OPG «deve seguire la "bussola" della legge 180: mai più strutture e pratiche che riproducono la logica del manicomio, ma priorità a percorsi di cura e assistenza che favoriscano l'inserimento sociale e restituiscano piena cittadinanza» (*).
Qualche riserva sulla chiusura degli OPG è invece stata mostrata dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. «Troppo semplice dire chiudiamo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (...) - Riferisce il segretario generale SAPPE Donato Capece - Quel che serve per questi detenuti sono strutture di reclusione con una progettualità tale da garantire l'assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori» (*).
Il SAPPE richiama inoltre l'attenzione sul fatto che i disturbi psichici vadano affrontati anche all'interno delle carceri "normali", poiché il 40% dei detenuti soffre di ansia, depressione, disturbi psicotici e disturbo bipolare, si contano casi di personalità borderline e antisociale. E qui si potrebbe aprire un nuovo/vecchio capitolo, dal momento che, nelle sovraffollate strutture carcerarie tradizionali, la presenza dell'assistenza psicologica è carente, come segnalato dall'Ordine degli Psicologi già dal 2007 (*).
Anche la Società Italiana di Psichiatria - pur essendo favorevole alla chiusura degli OPG - ha mostrato preoccupazione.
Secondo il Presidente eletto della SIP Emilio Sacchetti, le Regioni non sono preparate a gestire queste strutture. Occorrono:
«interventi strutturali tali da garantire (...) la messa in sicurezza sia dei pazienti sia degli operatori e della comunità.
Mentre oggi i reparti sono aperti e non preparati a gestire, in assenza di una rete coordinate alle spalle situazioni di pazienti che possono
reiterare un delitto» (*).
Il Presidente della SIP Claudio Mencacci - al Congresso dei Giovani Psichiatri (*) riferiva preoccupazione per la chiusura degli OPG, poiché molti degli internati potrebbero confluire in carceri già sovraffollate: «se la situazione non sarà cambiata potrebbe davvero diventare esplosiva».
«Il superamento degli Opg e il pieno passaggio dell'assistenza psichiatrica nelle carceri al sistema sanitario nazionale devono procedere parallelamente - precisa Mencacci - nell'ambito della più ampia riorganizzazione della Sanità penitenziaria e delle nuove competenze dei Dipartimenti di Salute mentale» (*).
Dal momento che la legge affida alle aziende sanitarie locali il compito di avviare piani terapeutici individuali per la cura del disturbo
psichico, la riabilitazione e il reinserimento sociale (*), è plausibile ipotizzare uno sviluppo
dei servizi territoriali.
Questo naturalmente dipenderà da come la legge sarà applicata in ogni Regione e da come e quante risorse saranno allocate.

L'articolo «OPG. Il 1 aprile 2014 chiudono gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari» è stato pubblicato nel N° 102 della Newsletter.
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La chiusura é ormai é prevista da anni, in realtà la situazione non é così semplice perchè non sempre le regioni hanno soldi per adeguare le strutture alternative. Poi c'é tutto un discorso di territorialità abbastanza complesso.
Sta di fatto che anche quest'anno, sicuramente fino all'estate 2014 in Toscanal'opg non chiuderà. ( e lo dico con cognizione, perchè la ASL Toscana ha rinnovato il nostro progetto da Dicembre 2013 a Luglio 2014; mi riferisco ad un progetto di un centro diurno afferente all'OPG).
Il tema é comunque attualissimo e sicuramente andiamo, lentamente ma andiamo, verso la chiusura di strutture come gli OPG.