A cura di: Dott.ssa Tamara Agosti
Il 1899 è l'anno di pubblicazione dell'opera "L'interpretazione dei sogni", considerata da Sigmund Freud la propria opera principale in quanto non solo propone un'originale teoria del sogno, ma espone anche una nuova teoria della mente, determinando quindi la fondazione di una nuova Psicologia (Henri F. Ellenberger, 1972).
Rispetto alla concezione del sogno proposta dalla Psicologia Individuale si possono individuare sia dei punti di continuità che
di rottura con la teoria freudiana.
In accordo con quanto postulato da Sigmund Freud, nel sogno si possono distinguere un contenuto manifesto e uno latente che è
oggetto di interpretazione mediante l'uso delle libere associazioni, dei ricordi e degli atteggiamenti emotivi.
Le dinamiche presenti nel sogno si manifestano anche nei lapsus verbali, nei sogni a occhi aperti, nelle fantasie e in altri comportamenti
dello stato di veglia.
Diversamente dal pensiero psicoanalitico, la Psicologia Individuale non si limita a concettualizzare il sogno come appagamento di desideri
sessuali infantili rimossi.
Infatti Alfred Adler definisce il sogno come un «ponte gettato verso il futuro, mediante il quale l'individuo tenta di collaudare la sua posizione verso obiettivi attuali o ipotizzati, incoraggiando o scoraggiando determinate linee finalistiche». (Francesco Parenti, 1983)
In altri termini i sogni rappresentano dei progetti e delle strategie inerenti i futuri orientamenti vitali dell'individuo.
Basandosi sulla premessa fondamentale dell'unità della personalità, della mente, si può considerare il sogno come espressione dello stile di vita, cioè del Sé, per cui spesso i sogni mostrano scopi di superiorità inconsci e permettono l'elaborazione di modalità di protezione dai collaudi della realtà.
Ansbacher (1997) descrive il sogno come un ponte tra il problema che il sognatore ha e la sua meta. Il Sé nel sogno cerca una soluzione a un problema attraverso un'espressione metaforica: questa soluzione è adeguata allo stile di vita del sognatore ma inadeguata rispetto alla realtà comune a causa di una carenza di sentimento sociale.
I fattori esogeni all'origine di ogni produzione onirica hanno un significato più ampio rispetto ai «residui diurni» di Freud in quanto implicano il bisogno di cercare una soluzione. Da ciò emerge il carattere progressivo e finalistico della concezione umana in cui l'individuo si rappresenta il proprio cammino e si forma opinioni sul suo modo di essere e sul senso della vita.
Nei sogni si elaborano immagini utili per far suscitare sentimenti ed emozioni adeguate
al conseguimento degli obiettivi del sognatore, quindi lo scopo del sogno è ottenuto tramite le emozioni e l'umore legato alle
immagini oniriche, piuttosto che nei pensieri rappresentati.
Per quanto riguarda l'interpretazione dei sogni, è necessario riferirsi al carattere costruttivistico proprio del concetto di sé, nel senso che l'individuo possiede capacità creative che gli permettono di orientarsi e di affrontare la vita.
Ciò significa che i simboli onirici sono sempre personali e quindi non si possono stabilire norme rigide per l'interpretazione ma il sogno deve essere messo in relazione ai vari aspetti della personalità dell'individuo.
Esistono comunque degli elementi comuni nei sogni (Ansbacher, 1997):
Come sostiene Parenti (1983) in fase avanzata della psicoterapia analitica adleriana i sogni prodotti dal paziente possono esprimere il conflitto tra la collaborazione cosciente con l'analista e le resistenze inconsce.
Adler ha definito questa ambivalenza «Complesso di Penelope», alludendo alla distruzione della tela durante la notte.
Un ulteriore elemento da prendere in considerazione sono i cosiddetti "sogni a occhi aperti", cioè le fantasie elaborate in
condizioni di veglia.
Queste manifestazioni possono essere definite come:
«elaborazioni coscienti ma sganciate dal contesto reale, nelle quali l'individuo può collaudare con minori remore il proprio stile di vita, rapportandolo a situazioni non ipotizzate come probabili ma solo immaginate».
(Parenti, 1983)
I sogni a occhi aperti sono tipici dell'infanzia e dell'adolescenza ma possono essere presenti anche nell'età adulta con lo scopo di
compensare le frustrazioni della vita reale, proponendo un gioco cosciente del "come se".
Spesso i contenuti di questi tipi di sogno sono pseudo-eroici, rappresentando un sé potente e sicuro in cui dalla realtà vengono
eliminati gli aspetti più frustranti.
In casi meno frequenti queste fantasie enfatizzano la negatività e la sofferenza implicando una protesta depressiva e punitiva verso
l'ambiente e pseudo-eroica nell'esaltazione della sofferenza.
Anche per i sogni a occhi aperti il linguaggio utilizzato è simbolico.
L'ultimo aspetto da analizzare è rappresentato dalle fantasie che precedono il sonno che, essendo prodotte nel momento in cui
le attività coscienti si stanno dissolvendo, presentano caratteristiche del sogno come ad esempio il linguaggio simbolico e creativo.
Le fantasie possono essere indotte dall'analista nei casi in cui il ricordo dei sogni da parte del paziente sia scarso.
Entrando nel merito della tecnica psicoterapeutica adleriana, come esposto
in precedenza, l'interpretazione dei sogni si basa sulle libere associazioni.
Come sostiene Parenti (1983):
«per associazione può intendersi in senso lato tutto quanto il paziente produce riferendosi a quel preciso tema onirico: osservazioni razionali, autointerpretazioni, ricordi affiorati con o senza motivazioni, descrizioni di stati emotivi provati durante o dopo il sogno».
Inoltre risultano essere utili anche le associazioni dell'analista sui sogni dei pazienti, a patto che il terapeuta associ partendo dagli elementi di analisi già acquisiti o intuiti, entrando quindi nella soggettività del paziente e non proiettando la propria (Parenti, 1983).
Un'altra modalità di analisi dei sogni, illustrata da Parenti, è rappresentata dalla simulazione del sogno in cui il paziente continua nell'illustrazione di un sogno proposto dal terapeuta.
L'Autore invita il soggetto a creare una produzione onirica in piena libertà, senza limitazioni, a partire da una narrazione-stimolo come la seguente:
«sto sognando... di svegliarmi. Apro lentamente gli occhi, impastati dal sonno... vedo le cose abituali vicine a me quando mi sveglio... il lenzuolo... il comodino... ma poi mi accorgo che più in là tutto è diverso... la finestra, sulla parete di fronte, è più ampia, anzi si allarga sempre più... il mondo di fuori, attraverso una tenda trasparente, mi appare sfumato e anch'esso differente...».
(Parenti, 1983)
La produzione di fantasie non oniriche costituisce un'altra tecnica basata sulla stimolazione della creatività nella quale
il terapeuta offre delle immagini di partenza
(es. un paesaggio, dei personaggi, tra cui anche il soggetto), con la possibilità di poter intervenire nella storia prodotta
dall'analizzato, adattando il proprio contributo alla soggettività del paziente.
Ogni paziente sente di poter rivelare senza imbarazzo o vergogna le proprie fantasie, alcune delle quali hanno come soggetto il terapeuta stesso, solo in un clima di accettazione e rassicurazione.
Nella mia pratica clinica ho potuto constatare come possa accadere che un paziente si senta spaventato da alcuni tipi di fantasia: la possibilità di parlarne in modo empatico ne facilita l'elaborazione e l'integrazione.
Il sogno è quindi una forma di comunicazione che permette di conoscere gli scopi inconsci di un individuo in accordo con un
approccio teleologicamente impostato all'interno di una pratica clinica in cui terapeuta e paziente collaborano per ricostruire
lo stile di vita del paziente e per ri-orientare quest'ultimo verso scopi realistici e collaborativi.
L'articolo «Il sogno nella concezione adleriana» è stato pubblicato nel N° 71 della Newsletter.
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