Inserisci una mail

Scolastica

Psicologia scolastica: parole per dire parole per essere

A cura di: Dott. Luciano Provenzano

Confrontarsi. Parlarsi. Avviare un dialogo. Per capire meglio i propri ruoli, per agire con la necessaria consapevolezza, per condividere la finalità educativa e intendersi sui comportamenti, sugli atteggiamenti, sui perche, sul come.
Scuola e famiglia insieme nelle rispettive specificità ma impegnate in maniera forte e responsabile a sintonizzare i rispettivi interventi per ridurre scarti e contraddizioni lungo il difficile percorso della formazione dei nostri ragazzi.
Il Progetto genitori ha voluto riprendere il filo di un discorso che da sempre ha caratterizzato la cultura delle scuole di Neviano.
La mediazione è stata affidata ad uno psicologo attento come il Dott. Luciano PROVENZANO.
Il gradimento degli interventi espressi dai genitori che vi hanno partecipato è la risposta migliore all'iniziativa.
Per consentire a tutti un momento di riflessione riteniamo utile proporre le riflessioni che il Dott. Provenzano ha raccolto sotto forma di dialogo.
Un grazie per l'attenzione.
Giuseppe A. IMPERIALE
Dirigente Scolastico

Nei tre incontri realizzati nel maggio scorso con un gruppo di genitori presso questo Istituto Comprensivo è nato un dialogo sui temi della genitorialità e degli armonici rapporti in famiglia, dell'apprendimento, della capacità per prevenire il disagio.
Si vorrebbe estendere, attraverso questo quaderno, l'opportunità di potersi avvalersi delle riflessioni e delle proposte sviluppate in tali incontri anche a chi non ha avuto modo di partecipare.
Per favorire un approccio maggiormente agevole ci si affida al metodo di un dialogo immaginario con un gruppo di genitori interessati alle tematiche trattate. Verranno intercalati, a tratti, anche degli interventi di altri Autori di cui si sono valorizzati dei brani durante gli incontri svolti.

Genitore - Un tempo abbiamo frequentato la scuola come alunni; ora ci chiamano ancora a fare degli incontri per i nostri figli; forse è perch&ecaute; non si finisce mai d'imparare?
Romano Guardini - La più potente forza di educazione consiste nel fatto che io stesso in prima persona mi protendo in avanti e cerco di crescere. È proprio il fatto che io cerco di migliorarmi ciò che dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica per l'altro. Non ci è lecito ritenerci mai soddisfatti di noi stessi e credere di essere già formati. Deve sempre rimanere viva una positiva, santa insoddisfazione. Siamo figure incompiute, soltanto abbozzate. Siamo credibili solo nella misura in cui ci rendiamo conto che un'identica verifica etica attende anche me, insieme a colui che dev'essere educato.

Genitore: Eppure sentiamo tanti discorsi anche in televisione; non potrebbero bastare questi per apprendere cose nuove?
Psicologo: La televisione ci rende tutti spettatori di ciò a cui assistiamo; mentre occorre diventare i protagonisti di esperienze di cambiamento. Questi incontri a scuola servono a partecipare come soggetti attivi alle riflessioni e alle proposte per dei possibili cambiamenti del proprio modo di essere.

Genitore: Molti parlano male della televisione ma poi tutti la guardiamo.
G. Paglia e S. Agresta: Popper chiama la televisione "cattiva maestra". La verità è che non bisogna permettere che la televisione sia maestra, né buona né cattiva. Prima di mettere sotto accusa la TV per la sua invadenza, bisogna che tutti facciamo l'esame di coscienza, adulti, famiglie, scuole, parrocchie, per chiederci quanto spazio educativo abbiamo lasciato vuoto, quanto abbiamo rinunciato a essere maestri e quanto abbiamo delegato alla TV.

Dirigente Scolastico: al tema della TV abbiano dedicato un altro seminario insieme ai genitori, ed è stato molto interessante.
Groppo e Locatelli: è molto importante sviluppare questo tipo di incontri a scuola perché favoriscono il senso critico: la scuola non deve collocarsi in un'ottica di concorrenza o peggio ancora di imitazione dei mass-media, ma deve piuttosto differenziarsene ponendosi come l'ambito in cui si forma e si esercita un pensiero critico e serio, capace di leggere correttamente la realtà e di distinguerla dalla fiction multimediale.

Genitore: Parlare della TV non serve molto, bisognerebbe iniziare a spegnerla più spesso, ma come si fa se in ogni casa ce ne sono due, tre ed anche più?
G. Paglia e S. Agresta: Quel che mi sembra più importante è imparare a criticare, discutere e valutare tutto quello che si vede e non accettare nulla passivamente, nemmeno il modo di far cronaca con le immagini. Bisogna in un certo senso smontare il gioco, scomporlo nelle sue parti, nei suoi processi tecnici, economici, politici, espressivi. Quanto più si demitizza il televisore, quanto più questo 'rè della casa sarà messo a nudo, tanto meno sarà potente. Il suo potere infatti è favorito dalla nostra arrendevolezza e dalla nostra ignoranza. Smontando il gioco impareremo invece a misurare la distanza tra la realtà e la sua rappresentazione e si capirà quanto grande sarà questa distanza fino agli estremi della manipolazione.

Genitore: Il problema della televisione è connesso con quella che può essere la situazione complessiva in una famiglia: se c'è armonia e se vi sono stimoli affettivi positivi la televisione non avrà la predominanza. Il problema quindi è: come fare in modo che si crei un clima favorevole nelle famiglie?
Psicologo: Parlare di famiglia significa fondamentalmente parlare di amore reciproco nella coppia, fra genitori e figli e di relazioni favorevoli con l'ambiente circostante.
Genitore: L'amore c'è sempre, di solito, ma poi a volte è come se si smarrisse, come se si verificano delle intemperie nella relazione.
Psicologo: I momenti di difficoltà e di crisi vanno messi in conto, però occorrerebbe che restassero, appunto, 'dei momenti'. Trascinarsi le difficoltà, far durare a lungo le crisi, questo è estremamente deleterio.
Genitore: Facile a dirsi ma difficile a farsi!
Psicologo: Dipende dall'ottica da cui si osservano le situazioni: la crescita e la maturazione dovrebbero favorire una capacità di differenziare sempre se stessi dalle situazioni, anche se siamo profondamente immersi in esse.
Genitore: Anche questo, facile a dirsi ma ...
Psicologo: Ci sono dei traguardi da perseguire nella vita, uno essenzialissimo è quello di nascere completamente.
Genitore: Perché c'è pericolo che ciò non avvenga?
Psicologo: Ci sono talvolta dei legami indebiti che possono restare attivi fra madre e figlio, e talvolta anche fra padre e figlio, non solo dopo la nascita ma anche quando uno si fa grande.
Genitore: Meraviglia sentire queste cose, però a pensarci è vero! Come è possibile ovviare a questi problemi?
Psicologo: Occorre diventare delle persone affettivamente compensate. Un adulto non può, consciamente o inconsciamente, giustificare le proprie eventuali lacune di personalità con eventuali traumi infantili subiti o carenze affettive o discriminazioni rispetto ad un fratello o sorella.
Genitore: Questo diventa un discorso prettamente psicologico; dovremmo tutti sottoporci alla psicoterapia?
Psicologo: La funzione della psicologia è quella di dilatare il respiro, intendendo sia la funzione in sé dell'assumere aria dall'ambiente, utilizzarla ed espirarla, ma respiro anche come paradigma del contatto fra sé e il mondo. Anche a livello linguistico, "avere una buona o cattiva aria" indica l'avere una buona o cattiva modalità interattiva, lo stato dell'umore.
Genitore: Possiamo diventare tutti psicologi?
Psicologo: Non siamo tutti matematici, ma sapere le operazioni e quanto altro può servire per il disbrigo quotidiano è essenziale. Anche a livello psicologico è bene sapere quel tanto che è necessario per conoscere se stessi.
Genitore: In un mondo in cui c'è già tanto da fare, gli impegni ci sovrastano, questo diventa un ulteriore impegno.
Psicologo: Imparare a vivere, imparare a conoscersi determina la qualità della nostra vita, dipende che cosa ne vogliamo fare di questa. Essere genitori significa offrire la vita ad altri esseri umani che vengono al mondo. Un tempo vi erano dei valori assoluti e nessuno o pochi si ponevano l'interrogativo sul senso del vivere. Ora si tratta invece di riscoprirli dal basso quei valori e di sapere offrirne il significato ai propri figli.
Genitore: E da cosa si può partire per questa riscoperta dei valori?
Psicologo: Dalla comunicazione: saper comunicare è saper vivere. Comunicare significa manifestare, nei tempi e nei modi più opportuni, ciò che si sviluppa interiormente a se stessi e al contempo saper ascoltare quanto chi ci è vicino ha da esprimerci.
Genitore: Detto fatto, sembra un gioco! se così fosse non staremmo però a parlarne.
Psicologo: Le difficoltà di comunicazione possono essere di vario tipo, fondamentalmente di tipo percettivo ed espressivo. Un esempio di difficoltà percettiva è quella di assuefarsi a dei rumori, ad esempio alla TV accesa in casa, anche se non la si sta seguendo, o al traffico in strada. Va tenuto conto che la mente, anche se noi non facciamo caso, risponde anche ai rumori e questo la affatica comunque. Un esempio di difficoltà espressiva può essere quello di tendere a bloccare le emozioni, determinando una tensione emozionale che a lungo andare può diventare pericolosa.
Genitore: Che tipo di pericoli?
Psicologo: I tanti pericoli insiti nella vita quotidiana oggi: gli incidenti domestici, quelli stradali, i rischi di conflitti relazionali senza risoluzione, le crisi personali con rilevanze psichiatriche, il restare intrappolati in forme di dipendenza da stupefacenti, alcol, tabacco, le malattie psicosomatiche, ogni aspetto che può giungere a compromettere in maniera rilevante l'equilibrio vitale.
Genitore: C'è da spaventarsi a sentirli nominati insieme tutti questi pericoli! Che proposte ci sono per evitarli o per fronteggiarli al meglio?
Psicologo: È importante questa distinzione presente nella domanda, fra il poterli evitare, cioè prevenirli in anticipo, e qualora qualche situazione di difficoltà s'instaura, come poterla fronteggiare al meglio. La parola 'coraggio' penso che riassuma l'atteggiamento che può aiutare sia a prevenire che a fronteggiare le situazioni di difficoltà o di crisi. 'Coraggio' significa fare in modo che il cuore possa svolgere la sua azione agevolmente. Ogni situazione di vita ha insito un suo peso, una sua difficoltà, e anche quando non ve ne fossero, talvolta l'essere umano riesce a rovinarsi anche dei momenti che potrebbero essere sereni presagendo timori e paure per il futuro. Come dire che si può avere sempre un buon motivo per rovinarsi la vita. Non sono da sottovalutare le varie difficoltà in sé che possono insorgere in una data esperienza di vita ma l'entità della difficoltà è in stretta correlazione con lo spirito con cui la si affronta. Una grande difficoltà affrontata con animo preparato e disponibile ad interagire adeguatamente con essa la smusserà potendo eventualmente giungere a renderla anche innocua; una piccola difficoltà affrontata in maniera inadeguata può invece stabilizzarsi potendo anche giungere in maniera deleteria a complicarsi fino a incancrenirsi. Nell'impatto con una certa difficoltà ciò che danneggia molto spesso è, quindi, da un lato la difficoltà in sé, il momento difficile, la crisi intervenuta, ma dall'altro a creare ulteriore difficoltà possono contribuire degli atteggiamenti di carattere non adeguati, ad esempio la tendenza di tipo esplosivo o quella rinunciataria, cioè il restare bloccati o dalla rabbia o dalla passività'.
Genitore: Ci sono però a volte dei problemi molto difficili e a volte anche non risolvibili; per cui in questi casi sono comprensibili delle reazioni di rabbia o di rassegnazione passiva da parte di chi viene toccato da fatti del genere.
Psicologo: Possiamo capire ma non giustificare le reazioni emotive estreme di fronte a eventi gravi della vita. Se la rabbia esplosiva o la rassegnazione passiva portassero un contributo pur minimo nella situazione che consideriamo già problematica in sé sarebbero da valorizzare anche tali atteggiamenti, ma di fatto si sa bene come questi sono ulteriormente deleteri per la situazione in atto.
Genitore: Questo significa che dovremmo imparare a controllarci un po' meglio?
Psicologo: Imparare a conoscersi meglio, questo si'. Il controllo come imposizione coercitiva su se stessi arreca più male che bene; è utile invece il controllo che deriva dal conoscere maggiormente se stessi. È molto importante rendersi conto, ad esempio, di quando, in certe situazioni di tensione, il respiro diventa fievole, o si contraggono in maniera inopinata parti del corpo, dita, gambe, spalla, ecc.
Genitore: Queste forme di reazione sarebbero da ritenere normali però se vi è una situazione di tensione.
Psicologo: E invece non sono affatto normali: un respiro che si affievolisce in una situazione di stress o di paura non aiuta affatto il soggetto ad affrontare quella certa situazione, anzi sicuramente la peggiorerà : aumenterà lo stress, aumenterà la paura.
Genitore: E siamo a quel solito 'che fare?'
Psicologo: Teniamo conto di due fattori: uno è relativo alla storia personale di ogni soggetto, con incluse le tante difficoltà, stress e paure vissute lungo il corso della crescita e dello sviluppo; l'altro è relativo alla difficoltà che la situazione del momento sta determinando. Di solito succede che la difficoltà del momento agisce anzitutto come una chiave che va ad aprire il deposito emozionale determinato dalle paure e difficoltà passate. Per cui, pur inavvertitamente, ci si ritrova, in questi casi, a dover fare i conti oltre che con la difficoltà di questo momento col vissuto complessivo che la propria storia pone.
Genitore: Come si possono tenere distinte le esperienze attuali dal bagaglio delle altre esperienze vissute?
Psicologo: 'Bagaglio' è un termine appropriato perché dà il senso della distinzione fra oggetti diversi; occorre far diventare sempre più 'bagaglio' le esperienze passate, sottraendole a quell'accumulo indistinto che le trasformerebbe invece in 'massa'.
Genitore: Cosa permette questa modalità diversa di conservazione delle esperienze fatte, ovvero l'imbagagliarle correttamente o il massificarle indistintamente?
Psicologo: La capacità, la volontà, l'opportunità di trasformarle in comunicazione. Quanto più si riescono a manifestare le esperienze vissute facendole diventare comunicazione, espressione, discorso tanto meglio esse si riuscirà a conservarle distinte, e si eviteranno gli accumuli massificati e indistinti. Se in tali accumuli sono confluite esperienze spiacevoli o critiche, essi possono trasformarsi in delle vere e proprie mine vaganti nella personalità di chi tende ad organizzarli in quanto tali, per propria scelta o molto più spesso per abitudine contratta a livello educativo.
Genitore: E se a livello educativo si è stati abituati a esprimersi poco, a tendere cioè all'introversione?
Psicologo: Occorre distinguere fra una tendenza all'introversione e una introversione stabilizzata. La 'tendenza' non è di per sé un problema, anche se talvolta lo può diventare. Una introversione stabilizzata va invece considerata come problema psicologico a tutti gli effetti. Rispetto allo specifico della domanda occorre dire che essendo gli interlocutori in questo dialogo dei genitori, non vi sono attenuanti di nessun genere: quando si diventa adulti occorre diventarlo quanto più completamente possibile; le scusanti per come si è cresciuti, per le difficoltà incontrate, per le cattive abitudini a cui si è stati sottoposti servono a ben poco. Queste possono essere ragioni per capire e da cui far nascere un cambiamento, ma non per giustificare le lacune o le intemperanze improprie che possono emergere.
Genitore: Non si sta parlando per caso del genitore perfetto?
Psicologo: Neanche per sogno, proprio il contrario: del genitore capace di accorgersi dei propri limiti e, grazie a questa consapevolezza, di provare a farvi fronte.
Genitore: Cosa dovrebbe fare un genitore che si accorge di avere dei limiti, di non avere le risposte alle domande dei figli, di non sapere se è bene accontentarli sempre o quando si e quando no?
Psicologo: A proposito di limiti, uno insito in questa domanda è l'uso del singolare parlando di 'genitore'. Il reale soggetto genitoriale è plurale, ovvero, i genitori. Ciò che fa la vera differenza nella riuscita di un qualsivoglia progetto educativo è proprio la possibilità di tenere quanto più vivo possibile questo riferimento plurale.
Genitore: Ci sono genitori che non possono; ad esempio dove uno dei due, il più delle volte il padre, lavora molte ore al giorno o anche fuori, e quindi il peso ricade maggiormente su uno dei due, cioè sulla madre.
Psicologo: Direi che non è semplicemente questione di tempo ma di spessore di presenza. Talvolta la questione 'tempo' viene presa a pretesto per evitare di stabilire un legame affettivo maggiormente significativo e profondo. Oggi i padri si coinvolgono senz'altro più di un tempo nel ruolo educativo, ma ciò è ancora poco diffuso rispetto a una prevalenza che tende soprattutto a delegare alla madre la maggiore incombenza educativa.
Genitore: Come si potrebbero coinvolgere maggiormente i padri nella loro responsabilità educativa?
Psicologo: Anzitutto portando esaustivamente a compimento il proprio sviluppo evolutivo; il che implica il realizzare pienamente il taglio del cordone ombelicale psicologico indebito con la propria madre che, come già sopra detto, la nostra cultura diffusa ancora tollera ritenendolo talvolta perfino doveroso. Questo discorso può valere anche per la donna, anche se è intuibile che nel rapporto fra madre e figlia possa essere presente comunque qualcosa di più complesso e misterioso, connesso col ciclo vitale, che meriterebbe un'attenzione tutta particolare.
Genitore: Quindi un padre che evita il coinvolgimento profondo nel rapporto educativo vuol dire che non è diventato adulto completamente?
Psicologo: Proprio cosi': se un uomo non si è emancipato interiormente, non si è cioè affrancato dal legame non dovuto verso la propria madre è come dire che in qualche modo è rimasto un po' bambino. Se, in tal senso, il padre è rimasto un po' bambino lui stesso evidentemente non vedrà di buon occhio né potrà stabilire un efficace legame educativo col proprio figlio bambino che gli rimanda l'immagine di qualcosa che lui stesso ancora è perché non gli è stato concesso o non è riuscito a superare.
Genitore: Eppure sarebbe da ritenere bello e importante intrattenere dei buoni rapporti con i propri genitori, quindi anche fra un figlio e una madre.
Psicologo: Non si mette minimamente in dubbio ciò: è' bello ed è importante coltivare i rapporti con i propri genitori. Qui si sta parlando di qualcosa di diverso, cioè di un legame non dovuto fra un figlio e un proprio genitore, il più delle volte la madre. Non sono da scandagliare a livello sociologico tali problemi, ma esclusivamente da quello psicologico. Un padre che evita di coinvolgersi profondamente nel suo ruolo educativo genitoriale, è molto probabile che abbia delle difficoltà irrisolte nel rapporto con una figura originaria, di solito quella materna.
Genitore: Come ci si accorge dell'esistenza di un rapporto non risolto con un proprio genitore?
Psicologo: L'attaccamento indebito con la figura d'origine il più delle volte non si manifesta affatto con un'intensità ulteriore nel rapporto affettivo fra entrambi, anzi sembra prevalere talvolta addirittura un ignorasi reciproco, un non darsi conto uno all'altro, ma ciò solo in apparenza, perché sotto sotto prevale invece un rigido controllo da parte della figura originaria verso il figlio. In questi casi, in cui comunque l'affrancamento psicologico non c'è stato, e quindi è mancata una piena evoluzione nello sviluppo, anche se la figura di riferimento invecchia o giunge a non esserci più, nel figlio può continuare ad agire lo stesso meccanismo, come se la madre sia attiva e presente nel suo ruolo.
Genitore: Non è eccessiva tale responsabilità verso le madri?
Psicologo: La maggiore responsabilità, in effetti, sarebbe dei padri. Dove la madre si lega eccessivamente al figlio è perché, di solito, vi è una scarsa partecipazione del coniuge alla responsabilità educativa; ciò costringere la madre ad assumersi un carico di responsabilità eccessiva che a sua volta determina un legarsi in maniera indibita verso il figlio. Ora in passato ciò era più comprensibile, nelle situazioni di emigrazione ad esempio, ma oggi la responsabilità educativa verso i figli andrebbe più equamente condivisa fra entrambi i genitori.
Genitore: Un tema molto importante a livello educativo è quello della sessualità: che messaggio possiamo dare ai nostri figli su questo terreno?
Psicologo: I figli hanno desiderio e bisogno di conoscere l'amore. La sessualità è fondamentalmente amore; bisogna saper parlare e dialogare di sessualità, ma occorre anzitutto che i figli vedano e percepiscono il fluire d'amore fra i genitori. Mille libri sulla sessualità non insegneranno il sentimento d'amore che invece la carezza, l'abbraccio, il bacio, la gentilezza, l'amore vissuto fra i genitori può comunicare ai figli.
Genitore: Ma un discorso bisogna anche riuscire a farlo con i figli!
Psicologo: È fondamentale riuscire a instaurare un dialogo verbale con i figli sui temi dell'origine della vita e della sessualità. Un tale dialogo deve iniziare in tenerissima età, a quattro, cinque anni: i bambini già a quest'età si pongono gli interrogativi sul perché uno è maschio e una è femmina, su come nascono i bambini, su come escono dalla pancia della mamma e come hanno fatto ad entravi!
Genitore: Eppure non sempre i figli fanno domande esplicite.
Psicologo: È compito dei genitori scoprire anche le domande latenti o sottaciute da parte dei figli, e, se ci sono, aiutarli a farle emergere, e offrendo loro un possibile riferimento discorsivo. Le occasioni non mancano: può essere un'esperienza in corso in famiglia (una nuova gravidanza) o lo spunto può venire guardando qualche trasmissione televisiva o film. imparare ad aprire degli spiragli discorsivi fa crescere la fiducia dei figli verso i genitori.
Genitore: Ma se si informano i figli su tutti gli aspetti della vita intima non si rischia di togliere loro l'entusiasmo delle scoperte che potranno fare da soli crescendo?
Psicologo: Si può star certi che sul terreno dell'origine della vita e della sessualità per ogni svelamento realizzato mille veli rimangono ancora da scoprire. Compito essenziale dei genitori è porsi anzitutto come riferimento per i figli. Lungo la crescita i ragazzi si confronteranno anche con altri punti di riferimento, su questo terreno, soprattutto i mass-media e i coetanei. Il fatto che i figli adotteranno questi riferimenti non esonera i genitori dall'essere anche loro un valido punto di riferimento per i figli su queste tematiche così delicate e fondamentali.
Genitore: E la scuola?
Psicologo: A scuola di sessualità se ne dovrebbe parlare moltissimo, sotto il profilo dell'arte, della poesia, della genetica e della fisiologia della riproduzione. Consapevoli che la scuola è un ambito un pò meno adatto a sviluppare invece l'educazione sessuale propriamente intesa. L'accezione usuale del termine 'educazione' rinvierebbe al significato di 'buone maniere'. Con 'sessuale' il termine 'educazione' si connota invece nella sua accezione più densa di significato, ovvero, quello di identità personale. L'identità, da un punto di vista psicologico e' il volto interiore di una persona, e come tale, unico e irripetibile. Pertanto è la famiglia l'ambito in cui tale identità ha origine e si sviluppa. Si può vedere pertanto come un tale compito non possa proprio essere delegato alla scuola.
Genitore: Eppure molti vorrebbero che a scuola si parlasse di educazione sessuale; in passato vi sono state anche delle proposte di legge in tal senso.
Psicologo: La scuola, ove è possibile, sta svolgendo in questi anni un ruolo di supplenza, in quanto sono ancora relativamente pochi i genitori che sviluppano con i figli un dialogo opportuno sui temi della sessualità. C'è un evidente scompenso: da un lato crescono innumerevoli e ormai dilaganti gli stimoli di carattere sessuale, il più delle volte veicolati da ragioni di carattere economico. Una sessualità utilizzata e asservita per degli scopi economici viene di fatto gravemente umiliata e svilita nella sua funzione più alta e significativa: la gioia e il piacere del conoscersi, dell'incontrarsi profondamente e dello scoprirsi reciprocamente nell'atto d'amore. Una sessualità asservita agli intenti del mercato rischia di diventare una sessualità da usare e gettare, come le lattine di birra. In un simile contesto sociale, per compensare il vuoto educativo sui temi della vita sessuale che permane ancora il molte famiglie, la scuola è chiamata a dare un supporto, un sostegno, a svolgere, una supplenza. Ma ciò con l'auspicio e la speranza di formare delle generazioni di genitori maggiormente preparati ed aperti, capaci di sviluppare un proficuo dialogo in famiglia su questi temi, e quindi da non rendere più necessario un ruolo della scuola sul questo specifico terreno.
Genitore: Oltre quanto già detto che messaggio resterebbe ancora per i genitori?
Psicologo: Uno fondamentale attiene la discriminante che potrà permettere alla nostra specie di evolversi ulteriormente, potendo superare le risacche dei non indifferenti problemi attuali: imparare a trasformare in linguaggio verbale le emozioni. Ci sono emozioni segrete, misteriose, di cui a volte appena appena percepiamo qualche segnale e che è molto difficile trasformare in linguaggio; ce ne sono di più evidenti e percepibili ma che ugualmente restano incomunicate. A determinare delle condizioni di maggiore benessere, serenità nel presente e fiducia verso il futuro sarà la capacità di non tenere bloccate le emozioni ma di trasformarle in linguaggio, nei modi e nei tempi più idonei.
Genitore: E come si fa a sapere quando sono i tempi e i modi più idonei?
Psicologo: occorre imparare a valutare i modi e i tempi più opportuni per esprimersi. Ma la necessità di questa valutazione non può diventare un pretesto per tenere bloccate le emozioni ritenendo che non giunga mai il momento o il modo giusto. Quanto più e meglio impariamo ad esprimerci tanto più migliorerà la condizione di vita e si disporrà di doti di personalità maggiormente adeguate ad affrontare le difficoltà che nell'esperienza umana si possono determinare.

(C) Luciano Provenzano, 2002

Dott. Luciano Provenzano, Psicologo-Psicoterapeuta della la AUSL LE/2 di Maglie, nel Distretto Socio-Sanitario di Casarano, presso il Consultorio Familiare di Parabita. Laurea in Psicologia, Università di Padova, 1977, Formazione in Gestalt Terapia orientata al Processo con indirizzo di Comunità, Istituto Alia Milano, 1987. Ha al proprio attivo varie pubblicazioni professionali.

Bibliografia
Altri articoli sul tema

Scolastica

Inserisci annuncio

Regole di utilizzo

  • Attenzione: gli annunci pubblicati su questa bacheca sono visibili a tutti i visitatori del sito. Non inserire dati personali che non desideri rendere pubblici.
  • Annunci con dati incompleti non vengono pubblicati (es. manca il cognome o il nome della società)
  • Il servizio è completamente gratuito ed è a disposizione esclusiva degli iscritti alla Newsletter
  • I dati inseriti verranno utilizzati solo ed esclusivamente per la pubblicazione dell'annuncio stesso (No SPAM; No cessione di dati)
  • Non vengono pubblicate le ricerche di lavoro, ivi comprese presentazioni professionali, candidature e CV.
  • Non vengono pubblicati annunci di collaborazione generici, devono esserci: tipo di collaborazione; un progetto concreto; obiettivi e/o scadenze; figura/e ricercata/e.
  • Gli annunci hanno validità per circa 45 giorni e possono essere riproposti più volte.
  • Tutela della privacy. Riceverete una mail o messaggio WhatsApp con le informazioni inserite da chi vi scrive, ma lui vedrà la vostra mail solo se deciderete di rispondere.
  • La Redazione non si assume nessuna responsabilità per la correttezza delle informazioni, il contenuto degli annunci e nell'eventualità di contestazioni, collaborerà attivamente con le autorità competenti.
  • Gli annunci vengono pubblicati su HumanTrainer.com e inclusi nella newsletter (solitamente inviata a inizio mese).
  • La Redazione si riserva, a suo insindacabile giudizio, il diritto di non pubblicare gli annunci inseriti e di modificarne testo e/o formattazione, allo scopo di rendere l'annuncio in linea con le linee guida editoriali.
  • Compilando il form qui sopra si concedono tutti i diritti di pubblicazione.
  • Non è possibile chiedere la cancellazione di un testo già pubblicato.