A cura di: Dott. Mauro Barachetti
Questo articolo descrive un approccio psicoterapico chiamato Terapia Breve Solution Focused (TBSF).
La TBSF è stata sviluppata agli inizi degli anni ottanta negli Stati Uniti, a Milwaukee, da due Psicoterapeuti, Steve de Shazer, Insoo
Kim Berg e dal loro gruppo di lavoro presso il Brief Family Therapy Center.
La TBSF fa parte dei modelli di intervento chiamati short-term goal-focused therapeutic approaches (approcci terapeutici di breve durata focalizzati sui risultati) e utilizza il colloquio come principale strumento terapeutico.
La TBSF mette al primo posto la persona, la quale, con l'aiuto del Terapeuta, trova le soluzioni più adatte a superare la situazione di disagio che sta vivendo.
Seppure l'approccio Solution-Focused sia di recente sviluppo, le ricerche ne dimostrano:
Tutto ciò fa sì che negli Stati Uniti e in Europa, in particolar modo in Inghilterra, la TBSF si stia diffondendo rapidamente tra i clinici. In sintesi, la TBSF è un approccio che si caratterizza per la primaria importanza che attribuisce al punto di vista del paziente, ai risultati che desidera ottenere dal lavoro con il Terapeuta, e all'individuazione e impiego di abilità e risorse già possedute dal paziente e utili a raggiungere gli obiettivi desiderati.
La Terapia Breve Solution Focused (TBSF) fa parte della tradizione delle terapie brevi e, come gran parte degli approcci terapeutici contemporanei, anch'essa si ispira a grandi innovatori del sapere psicologico e filosofico, in particolare William James, Milton Erickson, Gregory Bateson e al gruppo del Mental Research Institute di Palo Alto.
William James, Psicologo e Filosofo americano, sviluppò il concetto di pragmatismo e funzionalismo in Psicologia. Secondo
il pragmatismo un'idea è vera solo se permette all'individuo di operare sulla realtà; mentre il funzionalismo si focalizza sul ruolo
dell'adattamento nel rapporto uomo-ambiente.
Spostare l'enfasi dalla ricerca di una verità all'identificazione di ciò che funziona è il suggerimento introdotto
da William James che più ha influenzato la TBSF.
Milton Hyland Erickson, Psichiatra americano e innovatore nel campo dell'Ipnoterapia moderna, introdusse un modo nuovo di fare psicoterapia.
Erickson era convinto del potere che hanno le persone di risolvere i propri problemi.
Un potere di auto guarigione che doveva solo essere attivato e stimolato attraverso opportune strategie e strumenti: a tal fine sviluppò
innovative tecniche ipnotiche e comunicative. Il pensiero e alcune delle tecniche di M.H. Erickson ispirarono il lavoro di Steve de Shazer
e Insoo Kim Berg.
Una tra le tecniche più famose della TBSF, la Miracle Question (Domanda del Miracolo), prende spunto da una tecnica
ipnotica ericksoniana, chiamata Palla di Cristallo.
Nella tecnica Ericksoniana il terapeuta, nello specifico l'ipnoterapeuta, incoraggia il paziente in stato di trance ad "allucinare" il futuro
là dove il problema è stato risolto con successo. Similmente il Terapeuta Solution-Focused, attraverso la Domanda del Miracolo,
invita il paziente a immaginare la propria vita senza il problema.
La Domanda del Miracolo si differenzia dalla tecnica ericksoniana per il fatto che il Terapeuta Solution-Focused non induce uno stato di trance
ipnotica.
Gregory Bateson, Antropologo, Sociologo e Psicologo britannico, influenzò la TBSF attraverso la sua visione dei sistemi sociali
e i suoi studi sulla comunicazione.
Bateson studiò come gli esseri umani interagiscono tra loro e identificò modelli familiari-relazionali utili a comprendere certi
fenomeni psicopatologici, come ad esempio la schizofrenia.
Un altro contributo importante a cui si ispira la TBSF deriva dal progetto di ricerca sulla comunicazione chiamato "Bateson Project".
Questo progetto fu alla base del rivoluzionario lavoro svolto al Mental Research Institute di Palo Alto in California (Scuola di Palo Alto)
che stravolse il modo di fare Psicoterapia così come conosciuto fino a quel momento.
Il Mental Research Institute (MRI) fu fondato alla fine degli anni cinquanta da Donald de Avila Jackson a Palo Alto. Il team
del Centro, diretto da Jay Haley, John Weakland e William Fry, diede un contributo rilevante alla Psicoterapia moderna, sviluppando
un innovativo approccio, conosciuto ora come Terapia Breve.
Il loro interesse era rivolto allo studio della comunicazione umana e a come certi problemi cambino o resistano al cambiamento.
Influenzati dal lavoro di M. Erickson, i Terapeuti del Centro cominciarono a concettualizzare un'eziologia del problema psicologico diversa rispetto alla terapia tradizionale. Se nella terapia tradizionale la causa del disagio era da ricercarsi nella biografia della persona o nelle dinamiche inconsce intrapsichiche, nell'approccio che si stava sviluppando al MRI il focus primario era rivolto ai comportamenti disfunzionali messi in atto nel presente dal cliente (paziente).
Il ragionamento alla base dell'approccio sviluppato al MRI era questo: se il soggetto ha un problema psicologico di cui non riesce a liberarsi,
significa che vi sono degli schemi di comportamento che creano e mantengono il problema. È compito del Terapeuta formulare specifici
compiti da far svolgere al cliente al fine di stimolare il cambiamento.
Fu proprio al MRI, mentre i principi sopra descritti prendevano forma, che Insoo Kim Berg e Steve de Shazer, i futuri fondatori della Terapia
Breve Solution Focused, si incontrano.
Nel 1978, dopo un periodo di lavoro con John H. Weakland, uno dei fondatori della Psicoterapia breve e famigliare, Insoo Kim Berg e Steve de Shazer decisero di fondare un centro rivolto a individui, coppie, famiglie e bambini con sede a Milwaukee, Wisconsin (USA). Prese così vita il Brief Family Therapy Center.
Inizialmente nel Centro si utilizzò il modello sviluppato al MRI.
Tale modello prevedeva l'identificazione di schemi di comportamento che si cristallizzavano intorno al problema e la creazione di compiti da
far svolgere al paziente tra una seduta e l'altra con l'intento di innescare un cambiamento.
Con il tempo, il gruppo di Milwaukee sviluppò una strategia terapeutica diversa.
Per prima cosa, i membri dell'équipe semplificarono alcuni passaggi tradizionali della terapia. Ad esempio, eliminarono l'ampia somministrazione
di test durante la fase iniziale della terapia.
Successivamente, cominciarono a studiare i cambiamenti spontanei messi in atto dai pazienti di seduta in seduta. Infine, crearono delle
tecniche terapeutiche utili a identificare le risorse del paziente. Grazie a questa continua attenzione data alla ricerca e allo sviluppo, il team
individuò diverse tecniche terapeutiche.
Ad esempio, la tecnica dello scaling (scalata), composta da una serie di domande utili nel definire in maniera chiara i passi
per raggiungere i risultati desiderati, fu introdotta per aiutare le persone a chiarire quali obiettivi volevano raggiungere con la terapia e
che avevano bisogno di essere motivati e di motivarsi.
Altra importante tecnica utilizzata da Steve de Shazer e Colleghi e già precedentemente menzionata è la Miracle Question. Inizialmente la Domanda del Miracolo fu considerata solo come un altro modo per collaborare con il cliente nel definire l'obiettivo terapeutico. Sebbene per rispondere a tale domanda sia necessario usare l'immaginazione (come nella Tecnica della Palla di Cristallo di M. Erickson, ma senza l'uso dello stato di trance ipnotica), gli Autori notarono che le persone erano in grado di identificare cambiamenti realistici e di avere un'esperienza concreta della visione post-miracolo semplicemente parlando di questa.
Lo sviluppo delle tecniche seguiva i risultati ottenuti da studi quantitativi finalizzati a verificare l'efficacia dell'intervento (Weiner-Davis,
de Shazer and Gingerich, 1987).
Se da una parte si poterono monitorare e identificare interventi efficaci dall'altra ci si rese presto conto che ciò che funzionava bene
con una persona non necessariamente dava gli stessi risultati con l'altra. Al team fu chiaro fin da subito che le tecniche di per sé non
erano sufficienti. Per questo cominciarono a sviluppare un modello di intervento con dei principi e una struttura terapeutica ben definita.
I principi della Terapia Breve Solution Focused (TBSF) possono essere così riassunti:
In fine, lo stesso de Shazer (1985; 2007) definisce una serie di suggerimenti utili nel condurre l'intervento terapeutico:
Concludendo la TBSF, seppur rientri nella tradizione delle terapia brevi, gradualmente ha sviluppato dei principi dalle solide fondamenta che la caratterizzano come unica e indipendente.
Secondo il modello della Terapia Breve Solution Focused la cadenza delle sedute viene definita di volta in volta a seconda dell'esigenza del paziente.
Il tempo stabilito per ogni seduta è di 50 minuti circa.
Per quanto riguarda il numero di incontri necessari a raggiungere dei risultati terapeutici, le ricerche hanno dimostrato che la TBSF
è efficace nel 65-83% dei casi con una media di 4-5 sedute. Nella prima seduta Terapeuta e paziente definiscono gli obiettivi terapeutici
e identificano le risorse utili al raggiungimento degli obiettivi stabiliti (Ratner H., George E. e Iveson C., 2012).
Ecco le tre domande chiave che il Terapeuta Solution-Focused utilizza nella prima seduta:
Il Terapeuta Solution-Focused utilizza questi passaggi per ottenere dei risultati in tempi brevi. Va sottolineato che, seppur la seconda e la terza domanda possono essere poste seguendo un ordine diverso, è sempre necessario partire con la domanda relativa ai risultati desiderati.
Nelle sedute successive alla prima il Terapeuta monitora i progressi che il paziente ha fatto tra una seduta e l'altra; va alla ricerca dei piccoli o grandi passi fatti, e identifica insieme al paziente cosa si stia rivelando maggiormente utile e funzionale al raggiungimento del/dei traguardo/i desiderato/i.
In sintesi, le domande chiave che guidano l'agire del Terapeuta a in ogni incontro sono:
Di seguito un breve riassunto dei passaggi chiave delle sedute di Terapia Breve Solution Focused.
La prima pubblicazione scientifica riguardante la Terapia Breve Solution Focused (TBSF) è apparsa per la prima volta nel 1985 a opera
di Steve de Shazer.
Nonostante l'approccio Solution-Focused sia relativamente nuovo, le evidenze che la TBSF funzioni sono state accumulate molto rapidamente. Nel
1993 era già presente uno studio controllato riguardante l'efficacia terapeutica della TBSF.
Un'approfondita raccolta dei diversi studi è stata realizzata da Gingerich W.J., Kim J., Stams G.J., e Macdonald A.J. (2011).
Nel testo vengono citati diversi lavori, tra cui lo studio svolto da Macdonald il quale riporta una analisi condotta sulla letteratura presente
in quel momento.
Da ciò emerge che circa il 70% dei soggetti trattati mediante la TBSF hanno riferito che i loro obiettivi sono stati raggiunti o che la
loro situazione era sensibilmente migliorata.
Gingerich W.J. ed Eisengart S. (2000), hanno svolto una revisione qualitativa di 15 studi di cui 5 fatti con gruppi di controllo. Dall'analisi è emerso che tutti i 15 studi hanno dimostrato l'efficacia terapeutica della TBSF. Dati questi che sono confermati da un'altra meta-analisi di Stams G.J., Dekovic M., Buist K. e de Vries L. (2006), in cui sono stati considerati 21 studi per un totale di 1.421 partecipanti.
I risultati hanno mostrato che la TBSF ha un effetto positivo leggermente maggiore rispetto alla media delle altre terapie. Inoltre,
gli Autori hanno notato che questo effetto è stato raggiunto in meno tempo rispetto ad altre terapie.
La più recente ricerca è stata svolta da Gingerich W.J. e Peterson L.T. (2013).
In questo studio sono state analizzate 43 ricerche che mostravano una solida struttura. Tra queste 32 studi (pari al 74%) hanno evidenziato un
significativo beneficio positivo da TBSF e 10 studi (23%) hanno riferito tendenze positive.
In sintesi, in letteratura viene descritta l'efficacia della TBSF in diversi campi di intervento psicologico (Ratner H., George E. e
Iveson C., 2012).
In particolare ricordiamo:
Gli studi forniscono una forte evidenza che la TBSF è un trattamento efficace per un'ampia varietà di problematiche comportamentali e psicologiche.
In conclusione, ecco riassunte le tre pietre miliari della TBSF:
Infine, di fronte a una risposta non data dal paziente a una domanda formulata in seduta, il Terapeuta non assume che il paziente stia mettendo in atto una resistenza, ossia si stia opponendo al cambiamento e al lavoro terapeutico, ma semplicemente considera il fatto che a volte certe domande richiedono del tempo prima di trovare risposte, mentre altre devono essere formulate in modo diverso affinché siano utili al paziente.
La TBSF è un modello in rapida diffusione tra i Clinici.
L'efficacia dimostrata dalle ricerche e un modo di concepire la clinica nuovo e più umano, sia per il Terapeuta che per paziente, lo rendono
strumento indispensabile per tutti gli Psicologi e Psicoterapeuti che vogliono offrire il miglior aiuto possibile a chi chiede loro aiuto.
L'articolo «Nuove frontiere della clinica: la Terapia Breve Solution Focused» è stato pubblicato nel N° 107 della Newsletter.
Regole di utilizzo