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Disturbi d'ansia TCC EMDR

DAP: come approcciarsi al paziente con disturbo da attacchi di panico

A cura di: Dott.ssa Luisa Fossati

Introduzione

Nella professione di uno Psicologo prima o poi arriva la persona che racconta di essersi sentita le "gambe di pastafrolla" e aver pensato di morire.
L'attacco di panico è qualcosa con cui prima o poi uno Psicologo si ritrova a doversi confrontare.
Secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione), un attacco di panico è definito come un improvviso episodio di intensa paura o disagio che raggiunge un picco entro pochi minuti, durante il quale si verificano quattro (o più) dei seguenti sintomi:

Un evento del genere che arriva all'improvviso quando ad esempio si è in fila al supermercato o, peggio, in autostrada, non è qualcosa che può lasciare indifferenti, per questo le persone arrivano spesso spaventate e con senso di urgenza.

L'evento precipitante

Il primo attacco di panico coglie spesso alla sprovvista e tende a spaventare moltissimo.
Spesso segue la corsa al pronto soccorso o dal medico perché l'idea è quella di un problema fisico (infarto tipicamente).
Per una diagnosi di disturbo di panico, gli attacchi devono essere ricorrenti e inaspettati, e devono essere seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente per nuovi attacchi, preoccupazione per le conseguenze degli attacchi o un significativo cambiamento nel comportamento correlato agli attacchi.

Questo è già un fattore importante da identificare.
Spesso, infatti, i pazienti dicono di aver avuto un attacco di panico quando invece si è trattato di un disturbo d'ansia dovuto a una causa specifica (ad esempio una litigata con il fidanzato, una lite sul lavoro, una brutta discussione con la moglie, ...).
Durante un attacco di panico, segnali percepiti come pericolosi arrivano all'amigdala che scatena la risposta di emergenza del corpo.
La corteccia prefrontale, che gestisce il pensiero logico, può riconsiderare la minaccia e calmare l'allarme.
Tuttavia, se questa reazione si verifica troppo spesso, l'amigdala può diventare iperattiva, portando a frequenti attacchi di panico.

Attacco di panico con o senza agorafobia

Una delle conseguenze tipiche dell'attacco di panico è l'evitamento della situazione che ha generato l'attacco, ad esempio il supermercato.
Ciò può portare all'agorafobia, la paura di trovarsi in luoghi da cui è difficile scappare rapidamente in caso di attacco di panico (ad esempio supermercato o autostrada o aereo).
Questo riduce chiaramente l'autonomia della persona e limita le attività quotidiane. L'attacco di panico può quindi essere inquadrato come con o senza agorafobia.

E se mi ritorna?

La paura di avere paura, conosciuta anche come circolo vizioso del panico, arriva quando le reazioni fisiche dell'attacco di panico vengono interpretate come minacce serie, aumentando ulteriormente la paura e riducendo l'autonomia.
Un po' come se la persona dicesse: "ho talmente paura che possa ricapitarmi un attacco di panico che ho il pensiero fisso che ciò possa accadermi".
Questo chiaramente porta a guardare con ansia al futuro: viaggi, feste, uscite, gite, trasferte di lavoro il pensiero è fisso sulla paura che potrebbe accadere magari al lavoro, durante un esame, con i propri amici durante un viaggio di laurea; ovviamente con conseguenze percepite come catastrofiche.

Come ci lavoriamo?

I diversi approcci terapeutici forniscono strumenti e linee guida diversi per il trattamento dell'attacco di panico ma vediamo quali possono essere i primi strumenti, dopo averlo inquadrato, per poterci lavorare:

Il trattamento specifico sugli attacchi può essere intrapreso a seconda dei diversi approcci.

La terapia cognitivo comportamentale (CBT), ad esempio, aiuta a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali.

La terapia EMDR, attraverso il movimento oculare, tende a ridurre l'impatto del panico aiutando la persona risolvere la paura legata al primo attacco di panico, l'ultimo e il peggiore per poi andare a desensibilizzare lo stress legato a eventi passati che possono averlo creato.

Al di là dell'approccio, comunque, la prima cosa veramente importante è comprendere e aiutare a comprendere il "libretto delle istruzioni" del panico della persona.

Bibliografia
Commenti: 1
1
Gaetanina - ore 12:06 del 06 Settembre 2024
Ottimo articolo. Scritto in modo chiaro e completo.

Complimenti

I commenti sono stati chiusi.
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L'articolo «DAP: come approcciarsi al paziente con disturbo da attacchi di panico» è stato pubblicato nel N° 209 della Newsletter.

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