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Eczema infantile; Osservazione di alcuni casi; Bibliografia Dermatite Atopica

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Tesi di Specializzazione in Psicosomatica:
La dermatite atopica nella relazione madre-bambino

Il testo "Eczema infantile; Osservazione di alcuni casi; Bibliografia Dermatite Atopica", parla di:

  • Eczema infantile e Peculiarita' della relazione Madre-Bambino
  • Osservazione di alcuni casi
  • Bibliografia
Psico-Pratika:
Numero 28 Anno 2007

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La dermatite Topica: Eczema infantile; Osservazione di alcuni casi; Bibliografia Dermatite Atopica (parte 4)

A cura di: Rosalba Aiazzi
ECZEMA INFANTILE E PECULIARITA' DELLA RELAZIONE MADRE-BAMBINO

Per concludere il backgound teorico del quale mi avvalgo, in questo ultimo paragrafo, mi accingo a descrivere le caratteristiche, attribuite dalla letteratura psicoanalitica, alle madri di bambini con dermatite atopica, che in alcuni casi mi trovano concorde ed in altri meno.

Uno dei primi autori che si occupa della dermatite atopica è Spitz [1965].
Egli imputa l'ostilità inconscia rimossa sotto forma di preoccupazione ansiosa come concausa dell'insorgenza dell'eczema.
L'autore inscrive l'eczema infantile all'interno di una categoria di disturbi della prima infanzia denominati turbe psicotossiche.
Tali disordini si realizzano in seguito ad una relazione oggettuale scorretta, nella quale la personalità della madre è intesa come "l'agente che provoca il disturbo, la tossina psicologica" [1965, p. 209].
Spitz descrive le madri di bambini con dermatite atopica come caratterizzate da una personalità infantile, che non gradiscono il contatto con il proprio bambino.
L'osservazione dei bambini evidenzia una predisposizione congenita ad una maggiore risposta cutanea, conseguente ad un accresciuto investimento della superficie della pelle, associata all'assenza della reazione d'angoscia dell'ottavo mese.
L'assenza dell'angoscia dell'ottavo mese risulta essere indice di un ritardo nello sviluppo affettivo del bambino, causato primariamente da una inadeguata relazione oggettuale.
Negli studi di Spitz il bambino con eczema presenta, da una parte, una madre non del tutto consapevole del proprio ruolo, associato alla difficoltà nel toccare il proprio bambino, privandolo così di contatti cutanei validi; dall'altra, un bambino congenitamente dotato di un aumentato investimento delle reazioni cutanee, proprio quelle che la madre ha difficoltà ad accogliere e a soddisfare.
I risultati forniti dalle madri attraverso i protocolli Rorschach descrivono la presenza di un Io inadeguatamente integrato e di angoscia incontrollata.

Vista l'importanza delle esperienze tattili nel lattante, l'autore osserva che la difficoltà di manipolazione e di contatto delle madri causa un rallentamento del processo di identificazione primaria e una sua alterazione.
Infatti la pulsione libidica e la pulsione aggressiva si scaricano normalmente nel corso delle interazioni psichiche tra madre e bambino e sono utilizzate nel processo identificatorio.
Nel caso dei bambini affetti da dermatite le madri però non forniscono loro l'occasione per attuare tali scariche.
E' così che gli investimenti libidici ed aggressivi optano per la via somatica, manifestandosi sulla superficie corporea.
Cosa rappresentano i sintomi cutanei per la psiche del bambino non lo sappiamo.
Sembra che i bambini affetti da dermatite atopica investano la superficie cutanea (cioè la sua rappresentazione psichica) di energia libidica aumentata.
Tale reazione cutanea potrebbe rappresentare un tentativo di adattamento, vale a dire un sistema difensivo.
L'autore ipotizza che si possa trattare di una provocazione inconscia diretta alla madre, affinché questa sia indotta a contatti cutanei più frequenti; oppure di una forma di regressione narcisistica del bambino, che si procura da solo, nell'ambito della sfera somatica, gli stimoli somatici che la madre gli rifiuta.

Renata Gaddini [1980] osserva che nei bambini che soffrono di dermatite atopica successivamente (in media dai 7 ai 12 mesi) non vi sarà traccia dell'oggetto transizionale [Winnicott, 1958; 1971].
La malattia o il sintomo prenderanno il suo posto e la cura fisica che la dermatite comporta, colmerà lo spazio tra madre e bambino negando in questo modo la separazione avvenuta troppo bruscamente e lenendo le angosce di disintegrazione provate dal bambino.
L'autrice considera l'assenza dell'oggetto transizionale quale indice della patologia del Sé.

"Non vi è oggetto transizionale senza un Sé, perché l'oggetto transizionale è espressione della creatività del Sé. Il fatto che un individuo abbia potuto crearselo, ed un altro invece sia rimasto al legame primario, indica due differenti livelli di sviluppo in termini di rapporto di oggetto. Il secondo bambino, quello che non ha un oggetto transizionale, è intrappolato nel suo precursore. Può essere il dito, o il succhiotto, o un labbro, o la lingua, o una parte del corpo della madre e poi del proprio corpo ad essere diventato essenziale per lui. Ma è un fatto che per lungo tempo nessuna spinta lo muove ad esplorare ed a crescere"
[Gaddini R., 1980, p. 387].

Guidetti et al. [1982] rilevano nell'analisi di bambini con eczema atopico una carenza nella "holding situation" [Winnicott, 1958].
La mancanza di adeguate relazioni oggettuali nella primissima infanzia può minacciare la vita del bambino, causare modificazioni gravi, se non irreversibili nel processo di maturazione e indurre la comparsa di disturbi psicosomatici.
L'inadeguatezza dell'holding materno avrà come conseguenza nel bambino, la costituzione di un Io fragile, caratterizzato da una pseudo-indipendenza dall'oggetto e da una continua esposizione ad angoscia di disintegrazione [Bick, 1968; 1984; Gaddini R., 1978; Gaddini E., 1980].

Anche Bassi [1977] sottolinea la relazione tra ostilità materna sotto forma di preoccupazione ansiosa e l'insorgenza della dermatite atopica.
Kreisler [1981] pone l'accento sul legame tra lo sviluppo dell'eczema ed un eventuale scompenso depressivo nella madre.

Mochi [1988] mette in luce ancora la componente della ostilità inconscia da parte della figura materna.
Egli sostiene che dal materiale clinico si delinea una chiara simbiosi madre-bambino non risolta, nella quale ogni membro della diade ha bisogno dell'altro; soprattutto la madre ha bisogno del figlio "malato" sul quale spostare le proprie paure e insicurezze ricavandone sollievo, sia pure parziale, mentre nessuno dei due conquista un accettabile livello di autonomia.

Fabbrici et al., 1991 in uno studio effettuato su trenta madri di bambini affetti da dermatite atopica nel corso del primo anno di vita rilevano le seguenti osservazioni:
a) i vissuti in merito alla gravidanza sono descritti come intensamente disturbati in 22 casi;
b) il parto si presenta assai difficile nella maggior parte dei casi e il clima emotivo è quasi sempre quello del profilarsi di un evento carico di intensa paura;
c) l'allattamento naturale è assente o non perdura oltre il secondo mese in 26 madri; la relazione dal punto di vista delle cure tattili, dei contatti fisici viene descritta in modo tale da considerarli "scarsi" o "nulli" [1987, p. 564].

Si evidenziano nell'area delle esperienze posturali, toniche, ritmiche, tattili una serie continuata di mancate rispondenze.
Tali carenze sottolineano l'assenza di un adeguato "contenimento" in un'epoca nella quale l'esperienza di costruzione della personalità "è indistinguibile da quella del corpo" [Bick, 1984, p. 341].
I protocolli del Rorschach forniti dalle madri sono generalmente caratterizzati da carenza di produzione associativa, da difese che producono blocco, fallimento, rispetto all'elaborazione della nuova esperienza proposta, da risposte orientate spesso verso la ripetizione di temi angosciosi che si riferiscono al parto.

Magrini e Pitter [1999] in uno studio su 16 bambini affetti da dermatite atopica (età compresa fra 1,5 e 24 mesi) cercano di individuare eventuali difficoltà nella relazione precoce tra genitori e figlio ed il significato del comportamento sintomatico del bambino.
L'obiettivo è quello di evidenziare una possibile relazione tra il disturbo psicosomatico del bambino ed eventuali alterazioni delle dinamiche relazionali familiari e parentali.
I principali risultati ottenuti sono i seguenti: vissuti fantasmatici della gravidanza (negativi) 62%; vissuti fantasmatici della madre sul bambino (negativi) 56%; vissuti fantasmatici del parto (negativi) 69%; assenza dell'oggetto transizionale (dopo il 6° mese) 94%; mancato svezzamento 62%.

Da tali risultati gli Autori sostengono che:
a) i futuri genitori presentano una forte svalutazione del loro ruolo genitoriale;
b) all'interno della relazione il bambino si trova in una situazione precaria;
c) l'aspetto sintomatologico sembra avere lo scopo di richiamo nei confronti del genitore ad essere più rassicurante, stabile e capace di preoccuparsi.

Nella mia tesi di laurea [Aiazzi, 1999] effettuata su un campione di 43 famiglie di bambini affetti da dermatite atopica di età compresa tra i 2 mesi e i 10 anni, si rilevano i seguenti risultati:

  1. familiarità atopica nel 89% dei casi;
  2. allattamento breve o difficoltoso nel 59%;
  3. assenza dell'oggetto transizionale nel 82%.

Alle famiglie viene inoltre somministrato il Symptom Questionnaire [Fava, Kellner, 1982], costituito da quattro scale (ansia, depressione, sintomi somatici, ostilità) che mostra livelli di ansia superiori (p.039) nel gruppo (A) dei genitori dei bambini affetti da Dermatite Atopica per un periodo superiore ai 23 mesi, rispetto al gruppo (B) dei genitori di bambini affetti da Dermatite Atopica per un periodo inferiore ai 23 mesi.
Inoltre nel gruppo B si osserva che la coppia si influenza nell'espressione della modalità del disagio: le madri si orientano verso modalità di tipo ansioso e somatico; i padri esprimono il loro disagio con depressione e ostilità.
Sembra quindi che lo stile relazionale della coppia si influenzi e si differenzi; mentre nel gruppo A i genitori non si influenzano, né si differenziano, piuttosto si rileva un'ansia generalizzata che pervade la coppia.

Infine Pauli-Pott et al. [1999] in uno studio nel quale confrontano un campione di madri di bambini affetti da Dermatite Atopica (3-4 mesi e 10-12 mesi) e un campione di controllo di madri di bambini sani, descrivono le madri dei bambini portatori di patologia come più depresse/senza speranza, più ansiose/iperprotettive e i bambini come più frequentemente negativi nel proprio comportamento emotivo (sorridono e ridono meno frequentemente; mostrano più stress di fronte alle limitazioni e alla presentazione di stimoli nuovi o improvvisi) rispetto al gruppo di controllo.

OSSERVAZIONE DI ALCUNI CASI

La letteratura psicoanalitica relativa alla dermatite atopica dell'infanzia, da una parte prende in esame le caratteristiche personologiche della madre [Spitz, 1965; Bassi, 1977; Kreisler, 1981; Guidetti et al., 1982; Fabbrici et al., 1991; Mochi, 1988] identificando una carenza dell'holding e della cure tattili, iperprotettività e ostilità, depressione; dall'altra pone in evidenza alcune peculiarità del temperamento dei bambini affetti da dermatite atopica: difficoltà nell'espressione dell'aggressività, caratteristiche della personalità allergica [Fain, 1969; Kreisler, 1981; Fabbrici et al., 1991].

Alla luce del concetto di Stern [1985] di campo relazionale ho osservato l'interazione delle madri e dei piccoli pazienti affetti da dermatite atopica in un contesto di gioco.

  • Soggetti: Coppie madre-bambino.
  • Metodologia: n. 3 osservazioni con frequenza quindicinale della durata di 30 minuti in un contesto di gioco.
    Nome Sesso Età
    (mesi)
    N.
    osservazioni
    Frequenza
    osservazioni
    R.M81- -
    O.M10215gg
    S.M11215gg
    M.M12315gg
    T.F18315gg
    E.F28315gg
    A.M303settimanale

Dalle osservazioni effettuate è emerso che nella maggior parte dei casi è la madre ad iniziare l'interazione.
Le proposte avviate dalla madre spesso rivelano scarsa collaborazione da parte dei bambini.
Le madri risultano poco coinvolte nell'attività di gioco.
I contatti corporei osservati sono scarsi e l'approccio al corpo del bambino è spesso frettoloso, meccanico e sfuggente.

Come evidenziato dalla letteratura [Gaddini R., 1980] si rileva l'assenza dell'oggetto transizionale e il bambino risulta fissato ai suoi precursori.
Le madri appaiono allo stesso tempo compiaciute e gratificate dall'eccessivo attaccamento del bambino, anche se poi si lamentano che egli non è abbastanza autosufficiente.

In due casi è stato osservato che il bambino esce dalla stanza dei giochi dopo pochi minuti (10/15 mn.) dall'inizio della seduta.
Nel tentativo di trattenere i bambini nella stanza le madri utilizzano comportamenti quali baci, abbracci e stimolazioni corporee, come fare il solletico, con valenza seduttiva.

Si evidenzia quindi una conflittualità relativa al distacco e alla separatezza [Gaddini E., 1980; 1984].

Relativamente all'espressione dell'aggressività si rileva che i comportamenti con tale valenza espressi dal bambino non sono accolti dalle madri, che approvano gli atteggiamenti affettuosi, ma disconfermano e ostacolano la manifestazione di azioni volte ad esprimere aggressività.

Le madri in alcuni casi mostrano tratti di personalità ossessivi e fobici.

Relativamente ai bambini essi appaiono poco coinvolti nell'attività ludica, si rileva una difficoltà a concentrarsi sullo stesso gioco per più tempo.
I bambini risultano avere poca iniziativa e attendono le stimolazioni della madre.

Il campo di relazione intersoggettiva [Stern, 1985] è pertanto pervaso degli elementi sopra menzionati.
Si assiste alla configurazione di una serie di RIG (rappresentazioni interne generalizzate) del tutto particolari, sia rispetto al senso dell'"essere con" l'altro, sia nell'elaborazione dell'aggressività e dell'autonomia.
I messaggi delle madri risultano essere contraddittori.
Relativamente ai concetti espressi da Stern dell' "altro regolatore del sé" e della "sintonizzazione affettiva", le relazioni tra le madri e i loro piccoli risultano asintoniche e carenti nella loro funzione di regolazione del sé.

Le caratteristiche osservate all'interno del campo relazionale fanno supporre la presenza di un attaccamento [Bowlby, 1969] di tipo insicuro tra il bambino ed il suo caregiver.

Attualmente la maggior parte degli studi in merito alla dermatite atopica è volta alla promozione della qualità di vita della famiglia [Staab et al., 2002; Ricci et al., 2004].
Risulta notevole l'impatto negativo della patologia sulla qualità di vita del bambino e della sua famiglia soprattutto a causa dell'andamento cronico-recidivante della dermatite atopica e della persistente presenza del sintomo del prurito e delle alterazioni del ritmo sonno-veglia.
Inoltre la precocità dell'esordio della patologia si configura come un fattore assai rilevante nel determinare disarmonie e disequilibri della relazione madre-bambino.
Il bimbo affetto da dermatite atopica non appare certamente sano e bello come il bambino fantasticato nel corso della gravidanza.
Si tratta inoltre di bambini spesso irrequieti ed irritabili, fonte di disconferma e non convalida del ruolo e delle aspettative della madre.
Si insinua nella madre una sorta di senso di inadeguatezza, che, a partire dalla scelta della crema o del farmaco più idonei, della dieta alimentare più adeguata, si estende a livelli più profondi del sé della madre.

La letteratura psicoanalitica [Spitz, 1965; Bassi, 1977; Kreisler, 1981; Guidetti et al., 1982; Fabbrici et al., 1991; Mochi, 1988] propone una lettura della patologia di tipo lineare (A produce B).
Sebbene siano evidenziati fattori di predisposizione o vulnerabilità genetica nel bambino, l'attenzione è fortemente rivolta ai tratti personologici della figura materna.
La dermatite atopica del bambino è un simbolo del quale si tenta di dare una lettura, si cerca di trovare un significato, una causa.
I tratti della figura materna sembrano giocare un ruolo rilevante nella formazione di tale simbolo.

Propongo una lettura della relazione di una madre con un bambino affetto da dermatite atopica come un processo nel quale i tratti personologici della madre e la patologia del bambino si compenetrano e si influenzano reciprocamente.
Più che un simbolo al quale dare lettura, una conseguenza della tipologia dell'holding materno e dei tratti personologici della madre, la dermatite atopica può essere considerata come un elemento che opera attivamente nel campo (e da questo risulta modificata), producendo delle influenze sulla personalità della madre, sul temperamento del bambino, nonché sulla relazione che essi producono.

L'osservazione delle coppie madre-bambino stimola inoltre la riflessione sulla qualità del ruolo del terapeuta, all'interno del campo relazionale.
Il terapeuta è da considerarsi a tutti gli effetti, una variabile attiva del campo, capace di provocare mutamenti e allo stesso tempo risultarne influenzato.

Nel lavoro di ricerca sui gruppi di educazione genitoriale ho constatato che le madri oggetto dello studio sono portatrici di disarmonie relazionali di entità lieve.
Le relazioni madre-bambino più distoniche attendono ipotesi di intervento e trattamento.
Sarebbe auspicabile, per il futuro di queste madri e di questi bambini, poter intraprendere un'attività di ricerca, volta alla formulazione di terapie adeguate ai disturbi relazionali di cui il campo è rivelatore e rilevatore, alla luce dei modelli della teoria e della tecnica psicoanalitica interpersonale.

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    Leggi la parte 1: Tesi di Specializzazione Psicosomatica: la dermatite atopica...
    (Tesi di Specializzazione in Psicosomatica: La Dermatite Atopica nella relazione Madre-Bambino)

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