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Psicosomatica Infantile, Relazione Madre-Bambino e Campo Relazionale

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Tesi di Specializzazione in Psicosomatica:
La dermatite atopica nella relazione madre-bambino

Il testo "Psicosomatica Infantile, Relazione Madre-Bambino e Campo Relazionale", parla di:

  • Contributi Interpersonali alla Psicosomatica Infantile
  • La relazione Madre-Bambino come sistema di regolazione
  • La diade Madre-Bambino come "Campo Relazionale"
Psico-Pratika:
Numero 28 Anno 2007

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La dermatite Topica: Psicosomatica Infantile, Relazione Madre-Bambino e Campo Relazionale (parte 3)

A cura di: Rosalba Aiazzi
CONTRIBUTI INTERPERSONALI ALLA PSICOSOMATICA INFANTILE

Gli autori interpersonali mostrano come la mente ricorra al corpo al fine di far fronte a situazioni difficili di vita, in particolar modo quando si presenta la necessità di mantenere un canale comunicativo.
I sintomi possono rappresentare una richiesta di aiuto e sono determinati dalla cultura del momento.
La funzione del sintomo è quella di alleggerire la pressione dell'ansia.

La dermatite atopica, spesso col crescere, vira verso quadri clinici quali rinite allergica e asma, pertanto ritengo rilevante citare il lavoro di Salvador Minuchin [Kowallis, 1995] relativo ai bambini asmatici.
Minuchin osserva 25 bambini affetti da asma cronico e le loro famiglie per un periodo di quattro anni.
L'autore nota che l'allontanamento dei bambini dalle famiglie produce un miglioramento nella risposta alla terapia medica.
Quando i bambini vengono reintrodotti nelle famiglie incorrono in un peggioramento delle loro condizioni cliniche.

L'autore sostiene che questi bambini esercitano una profonda influenza sulla situazione familiare: la casa deve essere ben pulita, gli animali domestici allontanati, la madre è spesso molto coinvolta con il bambino, la famiglia, come un tutto, è significativamente alterata dalla presenza di un membro severamente malato, i fratelli presentano risentimento a causa delle attenzioni focalizzate sul bambino malato.

Il bambino asmatico mostra da una parte una progressiva riduzione della autostima e delle capacità di affrontare e risolvere i problemi, dall'altra esercita un controllo sulla famiglia attraverso la manifestazione della propria sintomatologia.
Può inoltre non accettare la disciplina.
Le interazioni familiari che risultano da tali pressioni sono caratterizzate da sentimenti quali rabbia, tensione, frustrazione ed ansia.

Minuchin ipotizza che, sebbene siano presenti fattori di predisposizione genetica e fattori allergici, un mutamento dei ruoli può migliorare le condizioni del bambino asmatico.
E' importante, sostiene l'autore, incoraggiare i genitori a modificare il loro focus di attenzione, a non ritenere il bimbo asmatico come un' eccezione.
Il paziente inoltre è invitato a praticare esercizi di rilassamento al fine di ridurre l'incidenza degli attacchi asmatici.
Queste pratiche sono volte a ridurre gli atteggiamenti iperprotettivi dei genitori, che sono altresì invitati a ricercare del tempo da dedicare a loro stessi.
Conseguentemente a tali suggerimenti le condizioni dei bambini asmatici sembrano migliorare in maniera considerevole.

Gli studi di Minuchin mettono in evidenza il grado di influenza delle modalità relazionali dei genitori sulla patologia psicosomatica del bambino.
Gli atteggiamenti iperprotettivi dei genitori, piuttosto che favorire un possibile miglioramento del disturbo, aprono la strada a circoli viziosi, che incrementano le probabilità di cronicizzazione della patologia.
Le modalità interpersonali dei genitori, inoltre, giocano un ruolo importante nella percezione della autostima del bambino malato, nel rapporto con i fratelli e nella relazione fra i coniugi.

Ritengo importante citare questo studio dell'autore in quanto nella mia esperienza di conduzione dei gruppi di educazione genitoriale ho frequentemente osservato l'instaurarsi di meccanismi simili.
Le madri dei bambini affetti da Dermatite Atopica appaiono totalmente assorbite nella patologia del bambino.
Il tempo dedicato ad attività personali risulta spesso ridotto e vissuto con profondi sensi di colpa.
Il rapporto con il partner risente della presenza costante della patologia.
Il fenomeno del prurito e i disturbi del sonno mettono a dura prova le madri dei bambini affetti da Dermatite Atopica favorendo l'instaurarsi di circoli viziosi in cui le madri per lo più adottano comportamenti suggeriti dall'ansia e dalla iperprotettività.

LA RELAZIONE MADRE-BAMBINO COME SISTEMA DI REGOLAZIONE

Dopo la nascita, per almeno i primi sei mesi il bambino continua a non percepire la madre come un'entità separata, ma piuttosto come un insieme di sensazioni prodotte da sé.
E' possibile quindi che le sensazioni corporee e i mutamenti fisiologici possano costituire una modalità attraverso la quale il bambino ristabilisce la presenza della madre quando questa è assente [Trombini, 1994].

Una presenza materna adeguata è pertanto indispensabile per il conseguimento di un sano sviluppo della percezione di sé come corpo, oltre al raggiungimento di un valido equilibrio psicosomatico.
Winnicott [1989] individua nell'ambiente un fattore fondamentale affinché il processo maturativo possa procedere regolarmente.
Secondo l'autore la patologia psicosomatica comporta una scissione nella personalità dell'individuo e una fragilità del legame fra psiche e soma.
Attraverso la descrizione dei fenomeni transizionali l'autore valorizza l'importanza della madre nella regolazione del processo di crescita [Winnicott, 1958; 1971].

Ricerche recenti indicano che il bambino nasce con una capacità di autoregolazione comportamentale e sottolineano la rilevanza della figura materna quale insostituibile regolatore dei comportamenti e delle diverse funzioni fisiologiche del bambino [Taylor, 1987].

Stern et al. mostrano che, fin dai primissimi giorni, il bambino è una creatura estremamente organizzata, che ricerca e regola gli stimoli in entrata e si impegna attivamente nell'interazione con la madre, discriminandola come oggetto specifico e riconoscibile fin dalla seconda settimana [Stern, 1977; Emde e Robinson, 1979].

Stern indica che la tolleranza del bambino piccolo alla stimolazione è molto più bassa, durante le prime settimane di vita, che non qualche mese, o qualche anno più tardi.
Tuttavia, come una qualunque persona, a qualunque età, il bambino piccolo ha "livelli ottimali di stimolazione al di sotto dei quali la stimolazione è ricercata e al di sopra dei quali la stimolazione è evitata" [1983, p. 10].

Attualmente, i ricercatori infantili concettualizzano la relazione madre-bambino come un sistema interattivo, che ne organizza e regola il comportamento e la fisiologia, fin dalla nascita.
Sebbene questo sistema di regolazione abbia inizio a un livello di organizzazione biologico-neurofisiologico-comportamentale, gradualmente, si sposta a un livello maggiormente psicologico, via via, che il bambino sviluppa la capacità di formare simboli, pensare e usare il linguaggio e la consapevolezza di essere separato dalla madre [Sander, 1975; Lichtenberg, 1983].

La ricerca attuale mostra come gli stati comportamentali e fisiologici del bambino sono caratterizzati da periodicità o ritmicità e come essi cambiano con la progressiva maturazione del cervello e con la sollecitazione da parte della madre dei diversi ritmi biologici.
Oltre ai macroritmi, che sono implicati nell'allattamento, nel sonno, nell'evacuazione e al ciclo fondamentale quiete-attività, ci sono dei microritmi implicati nella suzione, nel pianto e in certi comportamenti stereotipati [Emde e Robinson, 1979].
Inoltre, tra madre e bambino, si stabilisce una sincronia di fasi, che dipende dal loro progressivo reciproco adattamento, oltre che da interazioni, in cui il comportamento di ciascun individuo influenza quello dell'altro e ne è a sua volta influenzato.

Studi condotti da Brazelton et al. [1975] mettono in evidenza che, già a due o tre settimane di vita, i bambini rispondono, con modelli di attenzione, azione e affettività, qualitativamente diversi, a eventi animati, più di quanto facciano rispetto ad eventi inanimati.

Stern [1977] descrive madre e bambino come virtuosi, che creano cicli periodici di attività sincronica, più simili alla relazione tra i partner di una danza, che tra antagonisti di una partita di tennis.
In questa reciproca interazione di regolazione, ci sono inizialmente lanci troppo lunghi, o troppo corti, da parte di entrambi i partecipanti, che devono accendersi o spegnersi, per produrre gli stati sincronici desiderati.

Oltre ai comportamenti di reciproca regolazione osservabili nella relazione madre-bambino, sembra probabile che ci siano anche alcuni processi nascosti, per cui la madre "svolge la funzione di regolatore biologico e comportamentale per il bambino" [Hofer, 1978, p.136].
La relazione simbiotica madre-bambino risulta essere un sistema relativamente aperto, nel quale i rispettivi sistemi omeostatici, della madre e del bambino, sono "collegati in una organizzazione sovraordinata" [Hofer, 1983, p. 61].

La loro relazione costituisce un sistema di regolazione e la sua sincronia dipende dalla capacità del bambino di emettere segnali, circa il suo stato o i suoi bisogni; dalla sensibilità e dall'attenzione della madre a questi segnali; e dalla capacità del bambino di rispondere agli interventi della madre.
Le difficoltà possono nascere sia da parte del bambino, che da parte della madre e possono culminare in una disritmia o una disarmonia dei loro scambi regolatori [Thoman, 1975; Grotstein, 1983].

LA DIADE MADRE-BAMBINO COME "CAMPO RELAZIONALE"

Risulta necessario aggiungere al panorama teorico della presente dissertazione un ulteriore concetto, senza la disamina del quale la trattazione - a mio avviso - risulterebbe incompleta.
Nasce un bambino, nasce una madre, nasce un campo relazionale [Stern, 1985], un luogo fisico e mentale nel quale si dispiegano energie, conflitti, armonie, sintonie, musiche e rumori.

Non è un mistero che ogni grande scienziato e pensatore (tra questi possiamo annoverare senz'altro anche Freud) nell'allestire la propria teoria, si sia ispirato a dei modelli necessariamente figli del proprio tempo.
Le scienze alle quali attinge il padre della psicoanalisi sono da un lato l'embriologia e dall'altro l'idraulica.
Similmente al modello dell'arco riflesso in biologia, o alle macchine a vapore del suo tempo, l'apparato psichico deve essere immaginato come un sistema di controllo sull'eccesso di pressione, attraverso la scarica.

Tra il 1920 e il 1923 Köhler e Wertheimer hanno elaborato delle primarie formulazioni relative al concetto di campo.

Tuttavia chi più di altri lega il suo nome alla teoria del campo è Kurt Lewin [1935].
Egli cresce in un fecondo clima culturale caratterizzato dalle indagini sperimentali della scuola di Würzburg, dai contributi della scuola di Berlino e infine dalla scuola psicoanalitica tedesca.
Tutto questo è possibile ravvisarlo nelle composite influenze teorico-culturali che lo porteranno allo "studio delle condizioni in cui si costituiscono in un individuo dei sistemi di tensioni psichiche che lo spingono ad agire in certe direzioni; lo studio delle condizioni in cui essi danno origine a situazioni di conflitto, o tendono a scaricarsi per via indiretta attraverso azioni sostitutive reali o immaginarie" [Petter, 1965].
Le nuove frontiere della fisica, rinnovata dai capitali contributi di Einstein, forniscono, epistemologicamente parlando, l'opportunità di utilizzare un linguaggio, che per la prima volta non impoverisce la classificazione e la spiegazione di eventi psicologici.
È in quest'ottica che vanno lette alcune delle formule con cui Lewin definisce le sue acquisizioni in psicologia sperimentale, come ad esempio C = f (A, P), in cui il comportamento (C) è funzione tanto dell'ambiente (A) quanto della persona (P).
Infatti, ciò che caratterizza ogni "teoria di campo" è, da un lato il rifiuto di spiegare il comportamento di un individuo (in psicologia), o di un oggetto (in fisica), in base ad una tendenza innata dello stesso, a produrre una certa azione, a prescindere dal contesto situazionale, o campo, nel quale si trova; dall'altro, intendere il comportamento come risultante dell'azione di un insieme di forze, presenti ad un dato momento, all'interno proprio di quel campo.

La teoria di campo di Lewin rappresenta il precursore delle formulazioni teoriche, nell'ambito della psicologia dello sviluppo, avanzate da D.N. Stern e dalla sua équipe di ricercatori.
Gli studi effettuati, innanzitutto, mettono in discussione alcuni capisaldi del modello psicoanalitico dello sviluppo infantile, come ad esempio la teoria delle pulsioni.
Mentre il bambino che risulta dalla clinica psicoanalitica si apre al mondo della realtà per soddisfare i suoi bisogni orali, il bambino, che emerge dalle ricerche osservative, non si limita ad alimentarsi, ma guarda, focalizza selettivamente la visione sui volti umani, ne segue i movimenti.
Il neonato, infatti, è biologicamente preadattato a instaurare relazioni sociali con la madre e gli altri esseri umani; non è passivo e totalmente dipendente dalla madre, ma è in grado di stimolare le interazioni sociali, oltre che di rispondervi.

In base a questa e ad altre disposizioni, si stabilisce un sistema interazionale che si evolve e che è caratterizzato dalla sincronia fra madre e lattante, ossia dalla condivisione dello stesso codice di segnali; dalla reciprocità, ossia dal riconoscimento che il rapporto è bilaterale e intercambiabile; e infine dall'intenzionalità, in base alla quale il neonato progressivamente apprende che il suo comportamento è comunicativo.
Vi è uno stato simbiotico costituito da relazioni interdipendenti e mutuamente vantaggiose per i due partner; i comportamenti individuali sono separabili, ma in virtù dell'interazione il comportamento dell'uno è indecifrabile quando viene isolato.

Risulta interessante la tesi di Stern quando afferma che i bambini sono predisposti a essere coscienti dei processi di autorganizzazione, non sperimentano mai un periodo di totale indifferenziazione fra Sé e l'altro ed infine sono anche predisposti a rispondere selettivamente a eventi esterni di carattere sociale, non sperimentano mai qualcosa come una fase autistica.

Nelle argomentazioni dell'autore trovo di particolare aderenza i concetti dell'altro regolatore del Sé e della sintonizzazione degli affetti.

Relativamente al concetto dell'altro regolatore del Sé Stern sostiene che il bambino è in compagnia di un altro che ne regola l'esperienza del Sé, in tal senso l'altro è, per il bambino, l' "altro regolatore del Sé".
L'esperienza di essere con un "altro regolatore del Sé" gradualmente forma delle RIG (rappresentazioni interne generalizzate).
Quando viene attivata una RIG di "essere con qualcuno", il bambino incontra un "compagno evocato", che rappresenta l'esperienza di essere con, o trovarsi in presenza di, un "altro regolatore del Sé".
Il compagno viene evocato dalla RIG non come il richiamo di un evento reale del passato, ma come un esemplare attivo di tali eventi.
L'esperienza di esser con l'altro, continua Stern "è comunque sempre un atto mentale attivo di costruzione, non una mancata differenziazione, passiva. Non si tratta di un difetto di maturazione, né di una regressione a periodi precedenti di indifferenziazione" [1985, p. 129].

Trovo interessante tale concetto al fine di fare luce sulle modalità dell'"essere con" delle madri dei bambini con dermatite atopica e quanto queste possano eventualmente influire sulle funzioni di regolazione svolte dal caregiver nei primi mesi di vita.

Tra il settimo e il nono mese di vita i bambini giungono gradualmente a rendersi conto di un fatto fondamentale: le esperienze soggettive della loro vita interiore, i "contenuti" della mente, sono potenzialmente condivisibili con gli altri.
Solo quando il bambino può accorgersi che gli altri, pur separati e distinti da lui, possono avere e conservare uno stato mentale simile al suo, egli è in grado di condividere l'esperienza soggettiva e, di conseguenza, compare l'intersoggettività [Trevarthan e Hubley, 1978].
Quando ciò accade, vuol dire che l'azione interpersonale si è in parte trasferita dal piano delle azioni e risposte manifeste a quello degli stati soggettivi interni che stanno a monte dei comportamenti manifesti.
Questo cambiamento conferisce al bambino una diversa "presenza" e una diversa "sensibilità" sociale.
E' a questo punto che nasce la capacità di provare intimità psichica.
L'empatia della madre diviene un'esperienza diversa.
Il bambino percepisce che il processo empatico ha gettato un ponte fra le due menti, l'empatia della madre diviene materia diretta della sua esperienza [Hinde, 1979].

Nelle interazioni tra il piccolo e la madre, Stern identifica un meccanismo particolare da lui denominato sintonizzazione degli affetti.
Essa consiste nell'esecuzione di comportamenti che esprimono la qualità di un sentimento condiviso senza tuttavia imitarne l'esatta espressione comportamentale.
Sintonizzarsi significa riplasmare, riassestare uno stato soggettivo.

Mentre il concetto dell'altro regolatore del sé è da intendersi come un qualcosa al limite tra lo psichico e il corporeo, che ben si sposa con le elaborazioni della psicosomatica evolutiva; il concetto della sintonizzazione degli affetti è da ritenersi squisitamente psicologico.
Siamo nel campo di relazione intersoggettiva e mi sembra interessante leggere i comportamenti della madre e del bambino con Dermatite Atopica, alla luce di tale concetto.
La letteratura parla di madri depresse, ansiose, ostili, carenti nella propria funzione di holding, quindi non empatiche e asintoniche.

I concetti sopra menzionati dell'altro regolatore del sé e della sintonizzazione degli affetti fungeranno quindi da lenti per la rielaborazione e la riflessione sui casi in oggetto nel presente lavoro.

Leggi la parte 4: Eczema infantile ... - Osservazione di alcuni casi - Bibliografia
(Tesi di Specializzazione in Psicosomatica: La Dermatite Atopica nella relazione Madre-Bambino)

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